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Nazionale A maschile

«Il mio primo obiettivo nella vita è di essere felice». Alla scoperta di Giovanni Emejuru (da “Ultimo Uomo”)

22 Settembre 2026

Nell’estate 2023 la Federazione Italiana Pallacanestro ha deciso di rilanciare il concetto di “Nazionale Sperimentale”, nota sin lì come nazionale Under 23 – categoria che non prevede tornei internazionali, previsti fino all’Under 20 – rinominandola Green Team. Una “formazione verde nell’età dei giocatori e nel rispetto dell’ambiente, con le canotte eco a firma Macron”, si legge nel comunicato diramato da FIP ai tempi. La vera novità a livello tecnico stava nella scelta della guida di suddetta nazionale, ovvero Edoardo Casalone: ai tempi, il primo assistente del CT Gianmarco Pozzecco – indicato come responsabile tecnico della selezione – e assistito, a sua volta, da altri membri dello staff che avrebbe poi guidato l’Italbasket al Mondiale 2023: Federico Fucà e Riccardo Fois.

«Per la costruzione di questo roster non abbiamo guardato la carta d’identità ma abbiamo puntato su giovani di grande prospettiva», diceva ai tempi Casalone. «Giovani che hanno già maturato molta esperienza sul campo, ai quali la Federazione vuole offrire l’opportunità di arricchirsi ulteriormente indossando la Maglia Azzurra su palcoscenici internazionali. In Italia ci sono tanti ragazzi di talento che meritano la possibilità di dimostrare quello che valgono, esattamente come hanno fatto i loro “fratelli maggiori” in occasione delle qualificazioni ai Mondiali appena disputate. L’obiettivo è quello di allargare ancora di più il bacino dal quale attingere, così da creare un team che condivida lo stesso sogno; un gruppo “Green” che guardi nella stessa direzione dell’Azzurro». Allargare il bacino dal quale attingere, obiettivo prioritario anche dell’attuale ciclo Banchi e, in generale, del settore squadre nazionali guidato da Gigi Datome e Salvatore Trainotti.



Scorgendo la lista dei convocati di quel Green Team, figurano nomi oggi importanti come quelli di Momo Diouf – centro della Virtus Bologna, già protagonista al Mondiale 2023 e all’Europeo 2025 – o Dame Sarr, atteso dalla sua seconda stagione in NCAA a Duke. Altri, come per esempio Grant Basile, Sasha Grant e Matteo Librizzi, hanno avuto modo negli ultimi tre anni di fare il loro esordio ufficiale con la Nazionale maggiore nelle finestre di qualificazione durante le stagioni dei club. Il nome che ai tempi era sicuramente quello meno noto di tutti, però, era di un ragazzo nato a San Severino Marche il 21 dicembre del 2002 da genitori nigeriani, e che in realtà fino allo scorso luglio non aveva mai giocato una partita di pallacanestro in Italia. Si chiama Chinonso Giovanni Emejuru.

«Era sicuramente il ragazzo più verde di quel Green Team», ricorda oggi Casalone, che ha ritrovato Emejuru da assistente nella neonata BC Roma, quella che sarà la prima squadra professionistica del cestista marchigiano. «Il più giovane, quello che forse aveva ancora più strada davanti a sé e sicuramente di meno alle sue spalle. Ma era anche uno di quei ragazzi in cui, sotto quel verde, si riusciva già a intravedere qualche sfumatura azzurra. Lo ricordo come un ragazzo genuino e serio che ascoltava, aveva voglia di imparare e di mettersi a disposizione. Non era ancora pronto per il palcoscenico principale e probabilmente lo sapeva anche lui, ma aveva le qualità e l’atteggiamento per poterci arrivare».

«Sono ricordi positivi, perché per la prima volta ho vissuto il contesto di una nazionale», ci ha raccontato Emejuru, a margine della preparazione azzurra a Trento per le qualificazioni ai prossimi Mondiali. «Ricordo ancora il giorno del primo allenamento a Roma, di come all’arrivo in palestra mi trovai davanti il borsone con il mio nome e tutto il materiale. Lì poi ho conosciuto ragazzi di alto livello come Grant Basile, Sasha Grant, Dame Sarr o Momo (Diouf, nda). È stata un’esperienza importante: mi colpì non essere poi scelto nel roster finale (per le due amichevoli che il Green Team giocò contro l’Under 23 della Spagna, nda), ma compresi immediatamente la ragione della scelta dell’allenatore, era la prima volta. È stata una decisione che mi ha fatto venire più fame e più voglia di tornare, di farmi trovare pronto».



La strada che ha portato Giovanni Emejuru al Green Team di tre anni fa in realtà parte da più lontano, dai ricordi di un paesino delle Marche che riaffiorano in un italiano sicuramente timido e arrugginito, ma spontaneo: «Sono una persona che ha vissuto in diversi paesi, diverse città, e ho avuto la possibilità di imparare in contesti differenti. Ho vissuto in Italia, in Nigeria, in Inghilterra e negli Stati Uniti: tutti questi ambienti mi hanno reso la persona che sono oggi. Dell’Italia non ricordo tanto perché ero veramente piccolo, mi ricordo la scuola in paese con i miei amici e la mia maestra, mi ricordo la campana della chiesa a ogni ora. Non sono mai tornato da allora, però voglio farlo: capiterà».

«Ho poi vissuto in Nigeria per un anno, periodo di grandi cambiamenti», continua. «Vivevo in un paese e in un posto che non avevo mai visto prima, che mio padre e mia madre chiamavano casa ma per me era un’esperienza completamente nuova e profonda. È stato un anno che mi è piaciuto tanto perché non sapevo cosa aspettarmi, ma ero felice di vivere nel contesto dei miei genitori. Ho fatto un anno di scuola lì e sono stato in grado di capire di più, di comprendere come funzionavano le cose. Poi sono arrivato in Inghilterra, dove ho iniziato a giocare a basket». Tutto nasce a Loughborough, nei pressi di Leicester, per un percorso nel basket che ha avuto una svolta anche con la partecipazione all’Adidas Next Generation Tournament del 2020.

Lì il primo incontro con Riccardo Fois, oggi assistente in azzurro ma ritrovato anche in quel Green Team del 2023, e indicato dallo stesso Emejuru come una delle figure chiave della sua formazione cestistica: «Sono grato per la disponibilità e l’interesse che Ricky, ma anche coach Luca e Gigi (Banchi e Datome, nda) hanno sempre dimostrato verso di me. Sono venuti a vedermi giocare in America, per conoscermi meglio, e ho capito quanto tenessero a incontrarmi, a capire chi ero non solo come giocatore ma come persona. Ho compreso che avrei potuto essere parte di una famiglia».

«Penso che nessuno si aspettasse, quando è arrivato in Nazionale a giugno dopo avere completato la stagione con East Carolina, che avrebbe avuto questo impatto», racconta oggi Fois. «È arrivato pronto, si è dato da fare lavorando ogni giorno in allenamento per migliorarsi. Non è facile passare dal basket collegiale a quello FIBA, per giunta affrontando centri come Valančiūnas, Nurkić, Garza e Jokić ma anche elementi importanti a livello Euroleague come Milutinov e Tubelis. Penso che sia all’inizio del suo percorso e della sua crescita, e quanto fatto in questi due mesi – penso anche alla Summer League (Emejuru ha giocato a Las Vegas con i Denver Nuggets, firmando anche un Exhibit 10) – è una finestra su quanto potrà fare in futuro».

Nonostante l’età anagrafica lasci immaginare come gli anni migliori della carriera siano ampiamente davanti a lui, Emejuru è il primo a essere consapevole di come il suo percorso sia verde come un Green Team ma ricco di esperienze e motivazioni. «Quando ho iniziato a giocare ho capito che poteva trattarsi di qualcosa che avrei potuto trasformare in una carriera, è come se l’abbia sentito da subito dentro il mio cuore», ci dice passando dall’italiano all’inglese. «Sin dal momento in cui tutto è partito sentivo dentro di me la voglia di continuare, di migliorare, di volere essere la migliore versione possibile di me stesso. Ho iniziato tardi ma tutto si è mosso abbastanza velocemente: i miei primi due anni negli Stati Uniti (a Sam Houston State University, nda) sono stati di adattamento e di aggiustamento», anche a causa di un infortunio che ne ha limitato sviluppo e rendimento.



«È nelle stagioni successive che ho veramente sentito di avere fatto un passo in avanti». Per esempio, l’anno a Siena College, il primo da vero protagonista in NCAA. Non è un caso che oggi Giovanni citi Bobby Castagna, decano del basket collegiale (e anche ex scout dei Jazz) che di quella squadra era l’assistente, come una delle figure più influenti della sua carriera: «Mi ha seguito da vicino in una stagione molto importante per me e da allora continuiamo a sentirci spesso, anche settimanalmente. È una persona che crede tanto in me, che dopo ogni partita mi indica su cosa posso lavorare: non credo di riuscire a quantificare quanto abbia fatto per me, se non fossi arrivato a Siena non so cosa sarebbe successo nel mio percorso. Credo che tutto accada per una ragione».

Radici da “cittadino del mondo” e la costante voglia di migliorare, di crescere. È tutto connesso, per il nuovo centro di Roma: «Avere sempre avuto la necessità di dovermi adattare, scaturita dall’avere vissuto in diversi paesi, mi ha molto aiutato nel momento in cui sono arrivato in NCAA e ho dovuto ambientarmi in squadre diverse e contesti differenti. È sempre stato qualcosa che ho fatto velocemente, anche perché sin da giovane mi sono sentito molto indipendente e autosufficiente. Sono caratteristiche che mi piace avere, ridurre il tempo di ambientamento mi permette di apprendere più velocemente, di essere come una sorta di spugna e imparare da chi mi circonda. Momenti come quello che sto vivendo sono un testamento di dove si può arrivare quando lavori e ti impegni».

«Sono grato per le diverse opportunità che mi stanno venendo date, e ho sempre voglia di continuare a fare di più, a migliorare come giocatore ed essere umano», continua. «Mi dico sempre che voglio tenere i piedi per terra e guardare al presente piuttosto che troppo avanti, ma pure troppo indietro. Ragionare giorno dopo giorno, passo dopo passo. Migliorare dell’1% quotidianamente. Questo mi ha aiutato a raggiungere quello che ho oggi, e voglio continuare così». Questi commenti trovano piena condivisione anche nel pensiero del CT della nazionale, che non ha esitato a puntare su Emejuru nelle due finestre estive della corsa a Qatar 2027: «In lui vedo un grande desiderio di imparare, è una spugna», ci ha detto Luca Banchi. «Sa di avere un’opportunità forse unica, e sta sfruttando ogni momento per cercare di alzare il suo livello. Avere certi compagni di squadra è una ghiottissima opportunità per lui, per accelerare il suo processo di crescita: spero che il tempo lo renda un’autentica risorsa per tutto il basket nazionale».

Più volte, nelle conversazioni mediatiche sulle prospettive e i destini della Nazionale maschile, i discorsi arrivano al tema del famigerato “centro grosso e atletico” identificato magari non come panacea di tutti i mali, ma come il singolo elemento tecnico che ci permetterebbe di svoltare a livello sportivo e riavvicinare i risultati ottenuti tra gli anni ‘80 e i primi anni 2000. La pallacanestro di oggi è in continua evoluzione tattica, ed è difficile individuare un singolo ruolo come fondamentale e sicurezza di risultati nel breve e medio periodo. Una delle ragioni per cui ha senso essere ottimisti sul futuro a medio termine della Nazionale sta nella pluralità di profili che stanno emergendo a livello nazionale e internazionale, e tanti di loro sono accomunati dallo spirito propositivo e dalla voglia di migliorare che emerge nelle parole di Emejuru. Una crescita passo dopo passo attesa da una prova importante, quella di una stagione da protagonista in Serie A dopo una sorta di apprendistato intensivo in estate con due raduni azzurri a imparare da compagni di squadra più esperti.

«Sarà una risorsa fondamentale per Roma quest’anno e per la Nazionale in futuro», dice Fois. «Sono molto contento per lui, ma questo è solo l’inizio e Giovanni è il primo a saperlo bene, lo sanno i compagni che l’hanno aiutato e incitato. È sicuramente un aiuto allenarsi con elementi come Melli, Tessitori e Ricci che gli hanno dato tantissimi consigli in allenamento e l’hanno aiutato a crescere. L’augurio è che possa continuare questo percorso così da essere sempre più pronto, più preparato per aiutarci ad arrivare al livello che vogliamo raggiungere, a partire dalla finestra di novembre. Penso che per fisicità e atletismo sarà una risorsa importante per tutto il movimento».

«Ricordo che dicevo ai ragazzi di quel Green Team che quella maglia non doveva essere un punto d’arrivo, ma il primo passo», aggiunge Casalone. «Dovevano guardare alla taglia più grande della maglia azzurra, quella della Nazionale A, con l’ambizione di arrivare a indossarla un giorno e Giovanni oggi l’ha conquistata. Non so se quel giorno di tre anni fa avremmo potuto immaginare esattamente dove sarebbe arrivato, ma in quel ragazzo si vedeva qualcosa: il resto l’ha costruito lui giorno dopo giorno con il lavoro, la perseveranza e l’umiltà. È una soddisfazione enorme vederlo arrivare a questo livello, significa che quella sfumatura azzurra che si intravedeva sotto quel “verde” non era una sensazione, c’era davvero».

«Sarà un grande piacere», continua Casalone sul ritrovare Emejuru a Roma, «perché avrò la possibilità di lavorare ancora con un ragazzo veramente innamorato di questo sport. Spero di poterlo aiutare a raggiungere un livello ancora più alto, e a vivere una nuova tappa importante del suo percorso». «Non vedo l’ora dell’esperienza in generale», aggiunge lo stesso Emejuru. «Sarò un rookie, so che ci sono delle aspettative su di me ma non voglio farmi definire da queste: voglio essere me stesso, scendere in campo e contribuire al successo della squadra. Non vedo l’ora di essere di nuovo a Roma, dove avevo già vissuto. Sarà speciale e non vedo l’ora». A contribuire al nuovo ambientamento del cittadino del mondo Giovanni un ruolo importante potrebbe giocarlo un punto di riferimento azzurro che, come Emejuru, vestirà la maglia della nuova BC Roma: Nico Mannion.

«Abbiamo la stessa età e ho un bel rapporto con lui», dice Emejuru del suo nuovo compagno di squadra. «Si vede che in campo ci cerchiamo, che vogliamo sviluppare un’intesa sul parquet. In lui vedo una persona che ha avuto un percorso simile al mio, a quello che voglio vivere: farò affidamento su di lui. Mi ha già dato dei consigli e sarà molto bello averlo come compagno di squadra». Una stagione e una nuova tappa, quindi da vivere con testa e cuore, ambizione e tanta voglia di fare bene: «Il mio primo obiettivo nella vita è di essere felice», conclude Giovanni, «di riuscire a vivere una bella vita ogni giorno, di avere esperienze positive e di giocare a basket il più possibile crescendo come giocatore. Vincere è parte del gioco, credo che lavorando duramente le vittorie arrivano come conseguenza: le due cose più importanti da raggiungere sono vincere e imparare».

Ennio Terrasi Borghesan
da “Ulitmo Uomo”