È il 15 settembre 1956. Da tre giorni il Palazzetto dello Sport in piazza Azzarita a Bologna ha preso ufficialmente vita. Inaugurato con il taglio del nastro istituzionale un mesetto prima, il 9 agosto, il nuovissimo impianto del capoluogo emiliano è stato battezzato dal Trofeo Mairano, intitolato alla figura di Aldo, uno dei personaggi chiave della rinascita del basket italiano nel secondo dopoguerra. In campo le nazionali di Urss, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Svezia e ovviamente i padroni di casa dell’Italia. Gli Azzurri, guidati dal giramondo – in carriera nove Nazionali in tre continenti diversi – Jim McGregor, battezzano il parquet felsineo con un’entusiasmante vittoria contro i polacchi, poi le sconfitte con magiari, sovietici e cecoslovacchi riportano la Nazionale in linea con i valori dell’epoca. C’è però, il 15 settembre appunto, anche la vittoria con la Svezia, la più debole del lotto, battuta 86-30. Potrebbe tranquillamente essere una partita da archivio e nulla più se non fosse per quello che combina sul parquet un ragazzo di 23 anni con la canotta numero 4.
Quando Adelino Cappelletti detto Lino viene al mondo a Cantù nel 1933, nella sua città a basket non ci gioca nessuno. L’Associazione Pallacanestro nasce tre anni più tardi ma esercita rapidamente un fascino enorme sui ragazzi, compreso Lino che a 17 anni fa il suo esordio in prima squadra in Serie C. Nel 1953 arriva la promozione in Serie B, l’anno dopo la prima storica in A, poi la retrocessione e nel 1956 il ritorno in massima serie denominata Elette. In questo percorso Cappelletti diventa via via sempre più importante nell’economia della squadra, prendendo l’eredità del primo grande tiratore canturino ovvero Carlo Lietti. Siamo nella fase embrionale di quella che diventerà, con una fortunatissima invenzione linguista, la Cantucky del nostro basket. In una pallacanestro in cui il tiro da 3 non solo non esiste ma non è proprio concepito, Lino interpreta il ruolo della guardia in modo aggressivo penetrando con forza ed esplosività grazie a un primo passo che i difensori raramente riescono a contenere. E a suon di canestri si prende la nazionale, primo giocatore del club a raggiungere la maglia azzurra. Partecipa all’Europeo di Budapest del 1955 – sesto posto finale – e poi ai Giochi del Mediterraneo di Barcellona, contribuendo all’argento. Non segna in azzurro come con Cantù, anche perché la concorrenza nel ruolo è folta a partire dal capitano Achille Canna, ma McGregor non rinuncia a tenerlo nel gruppo. Nei convocati per il Trofeo Mairano c’è anche Lino.
Con la Polonia resta a guardare i compagni, con Ungheria e Unione Sovietica resta a secco. Poi arriva la partita con la Svezia. E qui Cappelletti decide che quella è un’occasione da sfruttare per prendersi un po’ di gloria anche in azzurro. Totalmente inaspettata, visto che le sue prestazioni non erano state scintillanti. E invece a questo giro Lino comincia a segnare con regolarità, assecondato anche dagli altri azzurri che come accade sempre in questi casi non si tirano indietro nel creare spazi per un compagno in serata di grazia. A noi posteri purtroppo non è stato tramandato il tabellino e quindi non sappiamo quanti canestri abbia fatto dalla lunetta e da 2 e con quale percentuale. Sappiamo però che a un certo punto il canturino ha superato quota 30 punti raggiunta un anno prima ai Giochi del Mediterraneo da Silvio Lucev, play in forza al Gira Bologna e autore della terza miglior prestazione di sempre in Nazionale fino a quel momento. Per entrare nella Storia Cappelletti ha bisogno di altri 3 punti per poter superare Livio Franceschini e Mino Pasquini, entrambi arrampicatisi a 32: il primo contro la Bulgaria a EuroBasket 1935, il secondo contro la Finlandia quattro anni dopo sempre nella rassegna continentale. Quei punti arrivano e non saranno gli ultimi perché Lino segna ancora e ancora e ancora. Quando la partita finisce i punti a referto sono 45 e i quattromila del Palasport sono tutti in piedi per il numero 4, portato in trionfo dai suoi compagni per celebrare una prestazione clamorosa che si vede di rado e non solo in Italia.
Quella magica serata bolognese resterà per Cappelletti un unicum nella sua storia in azzurro. Giocherà soltanto altre due partite, contro la Cecoslovacchia sempre al Mairano ’56 – segnando 3 punti – e un anno dopo in amichevole contro il Belgio, rimanendo a secco. Tutta la sua carriera si svolgerà a Cantù, con Cantù e per Cantù fino a quando non appenderà le scarpette al chiodo nel 1963 a 30 anni. Un infarto se lo porterà via il 15 maggio 1996 ma non gli toglierà di certo quel posto nella storia del nostro basket che resta lì, intoccabile nonostante l’introduzione del tiro da 3 e i 24 secondi invece dei 30. A oggi solo Antonello Riva, segnandone 46 in un Italia-Svizzera del 1987, è riuscito a fare meglio di Adelino Cappelletti detto Lino.
Dario Ronzulli