Ci sono storie sportive che sembrano scritte con l’inchiostro e altre che possono essere cancellate, corrette, rimandate. Quella di Laura Spreafico con la Nazionale è stata una di queste. Una storia di attese, di porte chiuse e occasioni accarezzate, una storia in cui Laura ha sempre continuato a bussare, con pazienza e ostinazione.
Da qualche giorno, però, il lieto fine a questa storia è svanito.
Laura aveva scelto Berlino per chiudere una carriera condizionata da una quantità impressionante di ostacoli affrontati e poi superati, battezzando il Mondiale come ultimo viaggio. E quel sogno aveva un dettaglio scritto appositamente per lei. Berlino, la città attraversata dalla Sprea, il suo soprannome.
Un infortunio alla coscia l’ha costretta a lasciare il raduno. Ancora una volta qualcosa si è messo di traverso.
La “Love Story” tra Spreafico e l’Azzurro si è rivelata dal colpo di fulmine un rapporto asimmetrico. Laura ha amato la Nazionale molto più di quanto la Nazionale sia riuscita a restituirle. Tante lacrime versate negli anni, pochi, anzi pochissimi sorrisi.

Aveva sedici anni, nel 2007 per l’Europeo Under 16 a Chieti. La piccola Laura arrivava dalla Comense con la spensieratezza di chi non poteva immaginare quanto sarebbe stato lungo il proprio viaggio. In Abruzzo arrivò il primo schiaffo: fu l’ultimo taglio, Europeo vissuto da bordo campo. Prima porta chiusa ma Laura, incredibilmente, ha continuato a bussare.
L’anno dopo è tornata. E poi Under 18, Under 20 e la Senior, la Nazionale sempre vissuta con regolare intermittenza. Spesso tra Laura e l’Azzurro c’era qualcosa che non andava. Un infortunio alla caviglia, un problema alla spalla, un guaio muscolare, un familiare positivo al Covid il giorno prima del raduno. A novembre 2024 a Genova fu tagliata per problemi fisici ma rimase lì. Con le compagne. Il modo migliore per “spiegare” Laura: esserci, anche quando non sei in campo.
Il Bronzo del 2025 è stato un risarcimento. “Un riscatto“, l’ha definito lei, perché ad Atene la Nazionale le ha restituito qualcosa: la gioia di essere protagonista, da capitana, con la medaglia al collo nel mare del Pireo.

Dal 2023 è la leader della Nazionale. «Mai l’avrei immaginato, capitana a un Mondiale». E invece quel Mondiale era diventato realtà. Il sogno era lì. E invece Laura non avrà quella fotografia che aveva immaginato: lei al centro, l’Italia schierata, l’inno di Mameli che parte e la pelle d’oca. «Vestire la Maglia azzurra è un sogno». E lei l’ha sempre indossata con gratitudine, con quella serietà silenziosa che è diventata il tratto distintivo della sua carriera.
La Nazionale andrà a Berlino senza il numero 23, ma non senza Laura. Perché certe persone non escono da una squadra se lasciano il campo: rimangono nelle parole, nei gesti, negli abbracci… rimangono nella storia. E’ la più crudele delle conclusioni per un’atleta che fondamentalmente ha sempre chiesto solo una cosa, con discrezione: la possibilità di esserci.
A sedici anni Chieti le disse no. Venti anni dopo, Berlino avrebbe dovuto dirle sì.
E se esiste un modo per restituire a Laura parte di ciò che lei ha dato all’Azzurro, è quello di convincerla che la sua storia non è finita a Trento per un infortunio, con una valigia preparata tra le lacrime prima del tempo.
Finisce dove sono confluiti i momenti più significativi della sua carriera: dentro una Maglia.
Quella maglia che l’ha fatta soffrire, rinunciare, ricominciare. Senza mai smettere di bussare.
Per tutte le volte in cui è tornata dopo un infortunio accettando un forfait senza per poi riprovarci.
Per tutte le volte che durante l’Inno ha avuto la pelle d’oca, a Berlino la Sprea sarà un po’ Azzurra.
Grazie Laura. I fiumi così belli non smettono mai di scorrere…
G.M.





