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Settore Giovanile

Next Gen Femminile, alla scoperta dell’Horus Padova

28 Febbraio 2026

La Next Gen Under 19 Femminile è la manifestazione introdotta per la prima volta nella stagione 2025/2026 e organizzata in collaborazione da Federazione Italiana Pallacanestro e Lega Basket Femminile. La formula prevede la disputa di due tappe di qualificazione (la seconda si terrà dal 13 al 15 Marzo 2026) in cui le dodici partecipanti, divise in tre gironi da quattro squadre, disputeranno complessivamente sei partite, al termine delle quali le migliori otto si contenderanno la prima edizione nella Final Eight in programma dal 28 al 30 Maggio 2026. Alle undici squadre selezionate sulla base di un ranking che tiene conto di requisiti quali il campionato di appartenenza della prima squadra, il numero di Finali Nazionali disputate e di giocatrici convocate nelle Nazionali giovanili, è stata aggiunta la SSN Next Gen Team, un roster gestito dal Settore Squadre Nazionali e composto dalle atlete più interessanti selezionate dalle società al di fuori di quelle aventi diritto.

La prima tappa si è disputata a Chiusi e Chianciano e si è conclusa con la seguente classifica:
Girone Verde: Basket Costa 6 (3-0); SSN Next Gen Team 4 (2-1); Faenza Basket Project 2 (1-2); Polisportiva Battipagliese 0 (0-3)

Girone Bianco: Geas Basket Academy 6 (3-0); Futurosa Basket Trieste 4 (2-1); Magnolia Bk Campobasso 2 (1-2); Horus Padova 0 (0-3)

Girone Rosso: Reyer Venezia 4 (2-1); Libertas Moncalieri 4 (2-1); Basket Roma 2 (1-2); Firenze Basketball Academy2 (1-2)

Tutte le stats della Next Gen U19 femminile sono free su FIP Stats.

La storia di questa settimana, in vista della seconda tappa dal 13 al 15 Marzo a Battipaglia, è della Horus Padova.

(Clicca sul nome delle squadre per leggere le storie pubblicate in precedenza).


LA STORIA

Il bello della pallacanestro giovanile è anche mettere di fronte realtà completamente diverse tra loro, come avviene in questa Next Gen. Club storici con fior di Scudetti, nuovi progetti che puntano a fare altrettanto, ma anche società che vedono nel risultato sportivo soltanto la punta dell’iceberg di un lavoro che si propone di essere innanzitutto un riferimento sociale sul territorio. E quale sia la principale mission della Horus Padova è il nome stesso (scelto attraverso un piccolo concorso indetto tra gli atleti stessi) a chiarirlo: le sigle -or e -us provengono da Usmi Basket e Cmb Orfeo, le due realtà del quartiere Sud-Ovest che nell’estate 2019 si sono unite a questo nuovo polo cittadino. Si è poi aggiunta la H iniziale per indicare Horus, dio egizio figlio di Osiride simboleggiato dal falco, ma anche evidenziando il simbolismo danese hyggie: sta per accoglienza, calore e intimità. Proprio quella che si respira all’interno di questa grande famiglia gialloblù, che oggi conta di circa 700 iscritti.

Sì, perché l’attività di base è svolta in maniera capillare: maschile e femminile, minibasket e giovanili, e anche una consistente attenzione al basketin e ai valori socioeducativi dello sport. Una grande rete che trova soprattutto al suo interno le risorse per sostenersi, grazie al coinvolgimento di tante persone diventate parte sempre più integrante e coinvolta nel progetto. “Siamo partiti dalle istituzioni più importanti nel quartiere” spiega Edoardo Berti, uno dei due presidenti. “Scuole, parrocchie, e in generale la sinergia con gli abitanti che lo vivono. Avere la nostra sede all’interno dell’undicesimo istituto ci ha aiutato a creare la prima base di praticanti, e poi abbiamo la fortuna di avere una forza della natura come Massimo Caiolo”.

Dirige la società assieme a Berti, allena il gruppo Next Gen ed è il riferimento tecnico delle attività, persegue un grandissimo impegno nel sociale che lo ha portato a vincere un paio d’anni fa il premio “Costruiamo Gentilezza per lo Sport”: Massimo Caiolo per il basket a Padova è davvero un’istituzione, avendo coinvolto con i suoi progetti negli anni oltre 6.000 famiglie con la finalità di promuovere i valori su cui è fondata anche la realtà Horus. “Questa è una storia nata circa trent’anni fa come attività doposcolastica di quartiere, legata soprattutto al minibasket” ricorda Caio, come lo chiamano tutti. “Nel tempo poi è cresciuta divertendosi a diventare grande, inizialmente come serbatoio per le varie società di Padova una volta che gli atleti acquisivano l’età giovanile, e poi decidendo in qualche maniera di camminare sui suoi passi, anche grazie agli accordi con altre realtà della zona. È stato così istituito prima un settore giovanile maschile e poi anche quello femminile, nove anni fa, dando quindi la possibilità anche alle nostre bimbe di continuare il loro percorso direttamente da noi”.

Il focus è chiaro: dare a tutti i bambini e le bambine della zona la possibilità di giocare, divertirsi, e stare assieme in modo sano facendo comunità. Ma questo non significa rinunciare necessariamente a ottenere risultati: la scorsa stagione da questo punto di vista è stata straordinaria, con la partecipazione a due Finali Nazionali (Under 15 e Under 17) a distanza di poche settimane e poi la chiamata a questa Next Gen assieme all’èlite della pallacanestro italiana. 

“Abbiamo raggiunto due Finali Nazionali con sole ragazze padovane, che vengono a fare allenamento in bicicletta. È stato tutto un po’ inaspettato: il nostro obiettivo era di far crescere il nostro movimento a livello educativo e di base, cercando di fare il meglio possibile. Il meglio possibile ci ha portato in questo caso a questo livello così elevato, e sono soprattutto grandi occasioni di imparare, confrontandosi con il meglio che c’è in Italia” commenta il coach, in un concetto condiviso anche con l’altro presidente Berti. “Gli inattesi traguardi raggiunti possono essere un trampolino di lancio, oltre che l’occasione di avere una vetrina a livello nazionale, e ci fanno ovviamente molto piacere. Ma questo non ci scollegherà dalla nostra base che rimane la realtà cittadina: anzi, è un qualcosa che ci dà forza per continuare a perseguire questa modalità di lavoro. Per noi la cosa fondamentale è investire sullo staff tecnico, per essere più vicini alle varie problematiche che si incontrano oggi: lo sport può essere di grande aiuto per vivere la socialità in questo periodo storico. L’idea è di promuovere sempre di più l’attività giovanile, con qualità e continuità non solo negli aspetti cestistici ma anche in quelli di contorno, che in realtà solo un motore di spinta”.

La presenza della Horus nei campionati è ormai una costante, ed è questo il motivo di maggiore soddisfazione per Caiolo: “La partecipazione alla Next Gen è stata una ciliegina e un premio per la nostra società e tutte le atlete, ma il nostro vero orgoglio è di avere tutte le categorie rappresentate: giochiamo ogni campionato Gold, anche con le seconde squadre, e si è generato un grande entusiasmo”. Un’offerta che si è allargata anche con la partecipazione a un campionato senior come la C femminile (le giovani Horus sono terze in classifica), dove comunque la filosofia del club rimane inalterata: “Quest’anno ci siamo iscritte al campionato di C ancora prima di sapere della Next Gen, proprio per dare un’ulteriore possibilità di crescita alle nostre atlete nell’ottica di poter affrontare in futuro un campionato del genere. L’idea è di continuare il percorso giovanile offrendo negli ultimi anni una finestra senior di livello adeguato, non troppo facile ma neanche impossibile, che possa permettergli di esprimersi in un contesto diverso. Non ci sono traguardi preclusi: se dovessimo raggiungere la Serie B ben venga, ma sempre e solo facendo giocare le nostre giovani come tappa finale del loro percorso di formazione, di certo non mettendoci a fare mercato per vincere il campionato. La nostra idea non è quella”.

Anche perchè una realtà come quella della Horus non perde mai di vista il suo primo obiettivo. “Vogliamo soprattutto formare delle persone”, specifica il coach e dirigente padovano. “Nella maggior parte dei casi, questo è un percorso di accompagnamento a diventare grandi: per una che, speriamo, diventerà una giocatrice di Serie A, tutte le altre dovranno acquisire e portarsi dietro un bagaglio che le accompagni e aiuti a essere migliori nella propria vita”. La sintesi finale è dell’altro presidente Berti: “Ci piace tanto quello che facciamo, prima ancora dei risultati che vengono raggiunti. Fra tutte le difficoltà del caso, cerchiamo di dare valore all’attività sportiva e alle persone che ne fanno parte. Questa è la cosa più bella”.

LA NEXT GEN 25/26

Pur confrontandosi con realtà importanti e più abituate a questi livelli, il percorso della Horus nella prima tappa di Chiusi e Chianciano è stato comunque positivo al di là delle tre sconfitte. Dopo un esordio contro il GEAS in cui era inevitabile pagare dazio anche a livello fisico (83-35 il finale, dopo un buon avvio), le ragazze gialloblù hanno sfiorato il colpaccio nella partita contro Campobasso: una partita di assoluto equilibrio, con 10 cambi di vantaggio e altrettante parità, e il -5 finale venuto fuori sono negli ultimissimi possessi. La terza uscita contro Trieste è cominciata con un grandissimo primo quarto offensivo (26 punti segnati, e +10 alla prima sirena): poi la Futurosa è venuta fuori, chiudendo con il 79-61 finale, ma Beatrice Meroi (top-scorer in questa prima tappa con 10.7 punti di media) e compagne sono comunque cresciute nel corso dell’appuntamento toscano, dando sempre il massimo sul parquet a prescindere da avversaria e punteggio sul tabellone.

“La prima tappa di Next Gen è tutta esperienza che ci portiamo a casa” conferma coach Caiolo. “Iniziare subito con il GEAS era ovviamente uno scontro impari, ma ben venga per noi capire cos’è un’asticella molto alta per confrontarci e tornare a casa con nuovi spunti su cui lavorare. Naturalmente ci rendiamo conto di non essere Serie A, neanche a livello di settore giovanile. Ma le ragazze si allenano con impegno, ci tengono e ci provano, e sicuramente il fatto di essere riuscite a essere competitive in alcune partite ci ha riempito d’orgoglio. Speriamo di esserlo ancora di più nella seconda tappa”.

Meroi (classe 2010) è la più piccola di un gruppo eterogeneo, che nella prima tappa ha visto in campo anche le 2007 Claudia Fiore, Chiara Castellaro, Angela Deregibus, Carlotta Cappochin e Irene Pastore, le 2008 Caterina Donolato, Emma Galiazzo e Blessing Uwumarogie, e le 2009 Vittoria Artuso e Angela Monaco.

“A maggior ragione per le ragazze più piccole questa è un’opportunità di imparare cose e mettere fieno in cascina. Stiamo lavorando sul formare delle giocatrici e delle persone in grado di affrontare un percorso senior nel migliore dei modi: sicuramente il livello giovanile che si affronta di solito a volte è un pochino scarno, e quindi si rischia di affidarsi a delle soluzioni comode ed estemporanee come quelle di arrivare fino al ferro facilmente. Quando si incontrano invece giocatrici di atletismo e fisicità diverse come in queste occasioni, bisogna capire che servono altre cose, quelle che potrebbero permettere alle nostre ragazze di giocare in serie superiori. Tirare da fuori, gestire il contatto, evitare di andare a cacciarsi in situazioni svantaggiose: quando giochi nella tua comfort zone rischi di accontentarti e fare sempre le stesse cose. Speriamo che le ragazze possano presto raccogliere dei frutti”, è l’auspicio del coach.

PAROLA AL PARQUET

Claudia Fiore

“Siamo un gruppo molto unito, nonostante non giochiamo insieme da tanti anni e al suo interno ci sono anche ragazze più piccole: è una caratteristica che ci portiamo dietro in campo, soprattutto nei momenti più complicati. La Horus è davvero una seconda casa, in cui oltre all’aspetto cestistico c’è grande attenzione al lato umano: sta diventando un progetto sempre più grande ed è bello farne parte. Dalla prima tappa di Next Gen ci siamo portate a casa tanti aspetti positivi e soprattutto cose da migliorare, ma per noi già esserci e partecipare è un grande risultato. In Serie C siamo una delle squadre più giovani e questo ha due facce della medaglia: da un lato possiamo sfruttare un atletismo maggiore, dall’altro affrontiamo squadre con più esperienza. È un campionato molto allenante, e partecipare sia alla C che alla Next Gen ci permette di confrontarci con due tipi di basket diverso: il massimo livello giovanile in Italia, e un contesto senior in cui a volte c’è bisogno di giocare in maniera diversa e più ragionata. Conciliare impegni sportivi e scolastici non è facilissimo, ma la chiave sta nell’organizzazione: la maggior parte di noi non ha problemi con la scuola, e riesce a essere costante sia negli allenamenti che nello studio. Se hai una grande motivazione e passione per questo sport, si trova il tempo di fare entrambe le cose”.

Carlotta Cappochin

“La chiamata in Next Gen è stata inaspettata, ma è stata una grandissima opportunità per metterci alla prova. All’inizio c’era una sorta di timore, perché eravamo consapevoli di avere un bagaglio esperienziale diverso rispetto alle altre. Però abbiamo affrontato ogni partita con impegno e concentrazione: contro Campobasso ce la siamo giocate punto a punto pagando forse la poca abitudine a giocare partite di quel livello, e anche nella partita con Trieste per buona parte siamo state lì. L’importante è portarci sempre a casa qualcosa, e dopo la prima tappa lo abbiamo fatto: sono state tre piccole vittorie, al di là del risultato sul campo. La Horus è casa, è famiglia, è un porto sicuro dove c’è un grande feeling con tutto lo staff. Cerchiamo sempre di essere presenti nelle varie attività, molte ragazze collaborano anche con il baskin, cerchiamo di sostenerci e darci appoggio a vicenda. La Serie C è un impegno non da poco, ci porta via tempo ed energie ma è una scelta funzionale alla crescita di gruppo e personale di ognuna di noi, affrontando squadre diverse da quelle dell’Under 19. Con la scuola non è facilissimo, soprattutto per chi come me avrà la maturità quest’anno, ma lo facciamo da tanto e ormai abbiamo imparato a prendere il ritmo e organizzarci entrambe le attività dando sempre il nostro meglio”.