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MUBIT

L’inaugurazione del Mubit di Bologna: storia, identità ed emozioni condivise

18 Aprile 2026

C’è un momento, prima ancora dei discorsi e dei tagli del nastro, in cui il tempo sembra fermarsi.

Giorni in cui il tempo non scorre, ma preferisce raccontarsi. Si ferma, si guarda indietro con orgoglio, riconosce le proprie radici. L’inaugurazione del MUBIT è cominciata così, nel segno della memoria più profonda, col dovuto omaggio a Oscar Schmidt: un nome che è storia, identità, emozione condivisa. Un’assenza che si è fatta presenza, nel silenzio e poi nell’applauso carico di emozioni che ha unito tutti i presenti nel ricordo di Mano Santa.

Dentro il PalaDozza, il passato e il presente si sono seduti uno accanto all’altro. Achille Canna, icona senza tempo di Bologna e del basket italiano, e con lui tanti Azzurri e tante Azzurre di ieri e di oggi: volti, storie, vittorie, cicatrici, cadute. Un patrimonio umano prima ancora che sportivo, che attraversa le generazioni e che da oggi ha trovato nel MUBIT una casa. Il luogo in cui custodire e raccontare ciò che siamo stati, ciò che continuiamo a essere e ciò che vogliamo rappresentare in futuro.

E fuori dal PalaDozza, in controluce, il futuro della nostra pallacanestro ha preso forma nei gesti più semplici. I bambini del Minibasket che giocano, ridono, inseguono un pallone senza sapere che, in quel momento, stanno già scrivendo le prime righe della loro storia. È in quell’immagine che tutto si tiene e trova un senso: è lì che il cerchio si chiude e riparte: dalle origini al futuro, passando per ogni gesto, ogni maglia, ogni emozione che il Museo del Basket italiano da oggi custodirà.

Il MUBIT nasce così: dalle fondamenta del basket italiano e con lo sguardo rivolto lontano, verso tutto ciò che deve ancora accadere.

Nella conferenza stampa che ha preceduto il taglio del nastro hanno preso la parola il sindaco di Bologna Matteo Lepore, il presidente FIP Giovanni Petrucci, il presidente di Fondazione Bologna Welcome Daniele Ravaglia e l‘assessora allo sport della Regione Emilia Romagna Roberta Frisoni, insieme al delegato per la FIP al Museo Stefano Tedeschi.

E’ stato un parto lungo ha spiegato il primo cittadino di Bologna ma oggi finalmente possiamo inaugurare un luogo speciale, che intendiamo riempire di eventi e di momenti speciali. Ringrazio chi ha creduto in noi e chi ha lavorato insieme a noi in tutti questi anni”.

Daniele Ravaglia ha sottolineato il respiro internazionale di Bologna:E’ una città intrisa di basket e che ospita migliaia di turisti stranieri: il Mubit entrerà a far parte del percorso di chi visita il centro storico e sarà al centro del nostro calendario di eventi culturali, non solo sportivi. Grazie a chi ha reso possibile tutto ciò”.

Il presidente di LBA Maurizio Gherardini ha ribadito l’importanza di luoghi come il Mubit: “Il basket vive di emozioni e il Museo che sta per essere inaugurato certamente ci aiuterà a sviluppare una legacy con le generazioni presenti e future. Mi sono emozionato a rivedere tanti protagonisti e tante protagoniste della pallacanestro italiana, credo che succederà anche a tutti coloro che da oggi varcheranno la porta del Mubit”.

Ha chiuso gli interventi il presidente della FIP Giovanni Petrucci: Il Sindaco Lepore deve essere orgoglioso: anni fa abbiamo avviato una collaborazione straordinaria e oggi consegna alla città un Museo che poco ha da invidiare ai luoghi che celebrano le squadre più forti del mondo. Mi basta dare un’occhiata al parterre del PalaDozza oggi, ci sono personaggi incredibili della nostra pallacanestro, del passato e del presente, e ritrovarli tutti qui mi rende particolarmente felice”.

Il MUBIT
Si sviluppa all’interno di uno spazio di quasi 400 metri quadrati, nel cuore del PalaDozza di Bologna. Non è un percorso statico, ma un ambiente progettato per superare il concetto tradizionale di esposizione, dove l’architettura si mette al servizio del racconto. Le superfici espositive diventano strumenti narrativi: pareti che si animano attraverso proiezioni dinamiche e contenuti visivi capaci di restituire l’intensità delle grandi azioni della storia del basket. Le immagini scorrono e si intrecciano, creando un dialogo continuo tra passato e presente. Gli ambienti sono pensati per essere vissuti e riconfigurati. Suoni, voci e atmosfere avvolgono il visitatore, riportandolo dentro l’arena, tra le telecronache che hanno accompagnato momenti indimenticabili e le emozioni del campo. L’esperienza si completa attraverso un sistema di interattività che permette di esplorare e approfondire il gioco in prima persona, comprendendo le dinamiche tecniche e rivivendo i momenti che hanno reso il basket italiano una storia condivisa. In questo spazio il racconto non è mai statico, ma prende forma attraverso lo sguardo e la partecipazione di chi lo attraversa.

La mostra inaugurale: “Italbasket, oltre 100 anni di un infinito azzurro”
Oltre 100 anni di un infinito azzurro, un racconto che attraversa il tempo e restituisce tutta la profondità della storia della Nazionale italiana di pallacanestro. Dal 1921, anno di fondazione della FIP, fino ai giorni nostri, il percorso accompagna il visitatore lungo un secolo di sfide, trionfi e trasformazioni, mettendo al centro non solo i risultati, ma le persone, le emozioni e i momenti che hanno definito il basket azzurro. Cimeli originali, immagini storiche e materiali d’archivio restituiscono autenticità e valore al percorso, mentre i contenuti multimediali permettono di entrare dentro le partite, di rivivere le azioni e di ascoltare le voci dei protagonisti. Le gigantografie restituiscono la forza dei volti, le maglie raccontano il peso della rappresentanza, mentre oggetti come palloni, coppe e lavagnette degli allenatori riportano alla dimensione concreta del gioco. La Hall of Fame rende omaggio ai grandi interpreti della pallacanestro azzurra. Le azioni più iconiche prendono vita attraverso proiezioni immersive, mentre la postazione interattiva permette di entrare nel ritmo del gioco e avvicinarsi a ciò che accade dentro il campo. Italbasket, oltre 100 anni di un infinito azzurro è un racconto corale, costruito attraverso lo sguardo di chi il basket lo ha giocato, vissuto e raccontato.

Il MUBIT si sviluppa come un viaggio in cinque atti, un racconto che attraversa il tempo e accompagna il visitatore dentro l’anima della pallacanestro italiana.

Sala 1 – Passato e Futuro
Il percorso si apre in uno spazio che rappresenta un ponte tra ciò che la pallacanestro italiana è stata e ciò che può ancora diventare. A incarnare questo dialogo è la figura di Carlo Recalcati, uno dei protagonisti più rappresentativi della nostra storia, prima Azzurro e poi Commissario Tecnico. La sua maglia del Campionato del Mondo del 1970 a Lubiana racconta un’epoca di trasformazione, quella degli anni Sessanta e Settanta, in cui la pallacanestro italiana si affermava come sport moderno e nazionale.
Accanto a lui, simbolicamente, si collocano Antonello Riva, miglior realizzatore di sempre della Nazionale, e Cecilia Zandalasini, oggi tra le protagoniste del basket internazionale, capace di affermarsi tra Italia, Europa e WNBA. Oggetti, storie e figure costruiscono così un racconto continuo che attraversa il dopoguerra, dai Giochi Olimpici del 1948 fino alle più recenti affermazioni del basket femminile, mostrando come ogni generazione abbia contribuito a definire l’identità azzurra.

Sala 2 – Vittorie
Il percorso prosegue nella dimensione delle grandi imprese, dove il racconto si fa memoria collettiva. Qui trova spazio la figura di Renato Villalta, uno dei migliori Azzurri di sempre, protagonista di quella generazione che, a partire dall’argento olimpico di Mosca 1980, ha segnato un’epoca nel panorama europeo. La sala raccoglie le testimonianze delle vittorie europee e olimpiche, ma anche di tutte quelle esperienze che hanno contribuito a costruire il percorso della Nazionale. Canotte, medaglie, palloni e oggetti donati direttamente da Azzurri e Azzurre diventano tracce concrete di una storia che continua a vivere. Grazie anche alla dimensione multimediale, il passato si rinnova e si fa presente, restituendo al visitatore un racconto dinamico, capace di mostrare come la storia del basket italiano sia ancora oggi un riferimento per le nuove generazioni. Qui si entra cuore delle grandi imprese, tra le vittorie che hanno segnato la storia della Nazionale. Da Mosca 1980 ad Atene 2004, passando per l’oro europeo di Nantes 1983 e quello di Parigi 1999, fino ad arrivare al 2025, quando le ragazze guidate da Coach Capobianco hanno fatto la storia al Pireo conquistando il bronzo. I palloni di Carlo Caglieris e Carlton Myers diventano simboli concreti di quei momenti, oggetti che custodiscono la memoria di azioni e partite che hanno definito l’identità azzurra.

Sala 3 e 4 – Hall of Fame e tattiche di gioco
Il viaggio prosegue nello spazio dedicato all’eccellenza, dove trovano casa i protagonisti che hanno scritto la storia della pallacanestro italiana. L’Italia Basket Hall of Fame rappresenta la più alta onorificenza della Federazione Italiana Pallacanestro e raccoglie atleti, allenatori, arbitri, dirigenti, squadre e Nazionali che si sono distinti in Italia e nel mondo. Figure come Ottorino Flaborea, entrato nella Hall of Fame nel 2008 e presente con la sua maglia dell’Europeo 1971, testimoniano il valore di una carriera costruita nel tempo. Accanto a questo spazio, una parete dedicata agli allenatori delle Nazionali maschili, femminili e 3×3 restituisce il senso di una tradizione fatta di competenze, visione e continuità. Premiare l’eccellenza diventa così non solo memoria, ma stimolo per il futuro.

Sala 5 – Campo 360°
Il percorso si conclude con un’esperienza immersiva che porta il visitatore al centro del gioco. Le Azzurre e gli Azzurri diventano qui il punto di partenza di un racconto che unisce generazioni e percorsi diversi. Le storie di Mariella Santucci e Olbis Futo André, protagoniste del bronzo europeo del 2025, dialogano con quelle di Viviana Corsini, testimoniando come impegno, dedizione e lavoro siano valori senza tempo.
In questo spazio il basket si trasforma in esperienza diretta. Il campo prende vita e il visitatore può avvicinarsi ai fondamentali del gioco, guidato anche dalle indicazioni di Matteo Panichi, preparatore fisico della Nazionale maschile. Il MUBIT va oltre la narrazione e diventa luogo di apprendimento, dove il pubblico può comprendere e sperimentare i gesti del gioco, portando con sé un’esperienza che continua anche fuori dal museo.

Il rooftop
Il rooftop, di nuova realizzazione, rappresenta uno degli elementi distintivi del progetto MUBIT. Uno spazio interamente all’aperto, pensato come luogo di incontro e di esperienza, affacciato sul contesto urbano del PalaDozza e aperto alla città. Accessibile sia dalla scala interna sia da un ascensore dedicato, si configura come un ambiente fluido e versatile, capace di accogliere momenti di relax così come eventi, incontri e iniziative speciali. Non è un semplice spazio accessorio, ma una naturale estensione del percorso museale, dove il racconto del basket continua in una dimensione più libera e contemporanea.