Sono passati undici anni dall’argento olimpico di Atene. Undici anni nei quali l’ItalBasket maschile non è salita sul podio passando in mezzo a delusioni atroci, traguardi sfuggiti per poco, addirittura una mancata qualificazione all’Europeo del 2009. È un momento complicato ma c’è una generazione di giocatori che autorizza a essere fiduciosi sul fatto che in tempi brevi si possa tornare a competere ad alto livello. È in primis la generazione NBA, quella di Andrea Bargnani, Marco Belinelli e Danilo Gallinari; a loro si aggiungono giocatori protagonisti in Eurolega come Gigi Datome, il capitano, e Daniel Hackett, solidi protagonisti del basket europeo come Daniele Cinciarini, Pietro Aradori e Marco Cusin, giovani rampanti ma già visti su palcoscenici di prestigio come Nicolò Melli e Alessandro Gentile, altri giovani che con le Under hanno vissuto estati di livello come Amedeo Della Valle e Achille Polonara. Con questo roster il 5 settembre 2015 scendiamo in campo alla Mercedes Benz Arena di Berlino per la sfida inaugurale dell’Europeo contro la Turchia.
In realtà quel torneo continentale si sarebbe dovuto giocare in Ucraina ma un anno prima FIBA Europe decise che non c’erano le condizioni di sicurezza minime per le prime fasi del conflitto con la Russia e con le sue mire espansionistiche sulla Crimea. Cambio di sede, dunque, e per la prima volta l’Europeo si svolge in quattro paesi: Germania, Lettonia, Croazia e Francia che ospita anche la fase finale. L’ItalBasket finisce a Berlino in un girone che definire di ferro appare fin troppo riduttivo: con noi e la matricola assoluta Islanda, ci sono i padroni di casa guidati da Dirk Nowitzki, la Turchia, la Serbia e la Spagna allenata da Sergio Scariolo. In tanti ci dicono che siamo forti, che possiamo fare strada, anche il presidente Petrucci non si tira indietro nel caricare l’ambiente.
Ad allenare quella squadra c’è Simone Pianigiani. È commissario tecnico dal 2009, chiamato dall’allora presidente federale Dino Meneghin per iniziare un nuovo ciclo dopo quello di Charlie Recalcati. Ai ricordi del coach senese ci affidiamo per accompagnare il nostro viaggio in quel torneo.
“Quando Meneghin mi chiamò a fare il ct, la sua prima indicazione fu di non preoccuparsi delle medaglie nell’immediato ma di costruire le basi per tornare a essere competitivi, partendo dalla creazione di una struttura federale che coinvolgesse tutte le componenti. All’Europeo 2011 ci andammo di fatto con una wild card ma non eravamo ancora pronti: fu comunque utile per capire come avremmo dovuto lavorare. E infatti due anni dopo in Slovenia arriviamo con una faccia diversa, una preparazione diversa ma anche falcidiata da tanti infortuni da Gallinari a Bargnani fino a Mancinelli: facendo di necessità virtù (compreso un giovane Melli da 5 e Luca Vitali schierato da 4 tattico, ndr) giochiamo un torneo splendido, battendo tra le altre Grecia e Spagna e crollando nella fase a eliminazione diretta perché non potevamo far altro che giocare un basket di energia ma allo stesso tempo molto dispendioso. Essere tornati tra le prime 8 da underdog ci aveva dato una grande spinta e volevamo dimostrare, al terzo europeo insieme con lo stesso staff tecnico, di poter stare stabilmente a quel livello. La preparazione andò molto bene, era un gruppo di persone serie che ci teneva a lavorare insieme e voleva raggiungere un risultato con la maglia azzurra”.
L’esordio però non è positivo. La Turchia allenata da Ergin Ataman e con in campo tra gli altri Ersan Ilyasova, Bobby Dixon e un ventenne Cedi Osman ci batte in volata: primo quarto male, poi ci rimettiamo in carreggiata, Danilo Gallinari ne segna 33 ma nel finale i turchi sono più lucidi e vincono di due. Battiamo l’Islanda al termine di una partita sofferta, nella quale ci troviamo spesso a dover inseguire e ancora una volta decisa nel finale ma stavolta a nostro favore. L’Europeo è iniziato ma l’ItalBasket deve ancora dare l’impressione di essere entrata davvero nel torneo.
In una delle serate azzurre più emozionanti per appassionati e tifosi – e per chi scrive non è da meno – la Spagna di Sergio Scariolo e Pau Gasol e Rudy Fernandez e Sergio Rodriguez e Sergio Llull e chi più ne ha più ne metta si arrende a un’Italia tenace, arrembante, disposta al sacrificio fisico sotto canestro e guidata da Belinelli e Gallinari che vivono una serata direttamente su un altro pianeta. Beli ne firma 27 di cui 17 nel terzo quarto, Gallo chiude a 29, ma tutti si armano di malta e cazzuola e piazzano il loro mattone per una grande impresa. Cusin che tiene Rodriguez in palleggio fino a fargli dimenticare cosa volesse fare è l’immagine più entusiasmante della serata. E che siamo entrati definitivamente nell’Europeo lo si capisce ancora meglio il giorno dopo quando facciamo piangere i padroni di casa. Dirk Nowitzki è all’ultimo ballo con la Nazionale (e il suo saluto finale sarà per distacco il momento più emozionante dell’Europeo) ma chi ci mette a soqquadro in difesa è Dennis Schroeder. Noi abbiamo però un altro Gallinari da antologia: ne segna 25 con 9 rimbalzi e ci piazza pure la giocata che impatta a quota 76 e manda tutti all’overtime. Lì ci hanno portato anche i rimbalzi di Aradori, le penetrazioni di Gentile e la difesa di Bargnani. Chi chiude i conti è Belinelli con la tripla del +5 a 25” dal termine. Un’altra grande prova di squadra ci porta agli ottavi, finiamo terzi dopo che Milos Teodosic ci fa a fettine nell’ultima gara del girone. Ma poco male: armi e bagagli direzione Lille, per la fase a eliminazione diretta al nuovissimo Stade Pierre-Mauroy che da stadio si divide in due e diventa enorme palasport. L’ItalBasket arriva carica e determinata: ma c’è un ma…
Nei resoconti delle partite non abbiamo citato per nulla Gigi Datome e il motivo è presto detto: una distrazione muscolare di primo grado all’adduttore sinistro rimediata contro l’Islanda mette ko il capitano, il leader emotivo della squadra. Il fattore infortuni che tanto aveva inciso nel recente passato torna a farsi vivo senza che nessuno ne sentisse la necessità.
“Dal punto di vista tecnico – spiega Simone Pianigiani – senza Gigi perdevamo un giocatore che ci permetteva di aprire ulteriormente il campo e poter ovviare al fatto che sotto canestro fossimo più leggeri dei nostri avversari. In più le difese non potevano permettersi di battezzare anche lui e questo apriva ulteriormente il campo per le penetrazioni di Gentile o di Hackett. Poi c’è ovviamente il lato umano: Datome sin da ragazzo è stato l’anima di tutte le squadre in cui ha giocato”.
Una partita gigantesca di Alessandro Gentile contro cui la difesa di Israele non ha nessuna contromisura valida. È la sintesi, brutale ma efficace, del nostro ottavo di finale che finisce tanto a poco grazie in primis ai 27 punti dell’allora capitano dell’Olimpia Milano. C’è però anche un lavoro difensivo azzurro a dir poco feroce, non passa niente e nessuno, per molti versi la miglior prestazione nella propria metà campo dell’era Pianigiani. Siamo ai quarti, ad un passo dalle semifinali e vicinissimi alla qualificazione almeno al PreOlimpico di Rio 2016. La nostra prossima avversaria è la campionessa d’Europa in carica, la Lituania di Jonas Valanciunas e del suo cambio, un giovanissimo Domantas Sabonis, del veterano Jonas Maciulis e di uno che quando veste la maglia della sua nazionale diventa un mix tra John Stockton e Steve Nash: Mantas Kalnietis. Due anni prima a Lubiana ci hanno battuto in volata sempre ai quarti. Sono forti ma noi abbiamo le nostre qualità, sono tosti ma lo siamo anche noi, sono al completo e qui non possiamo replicare. Anche perché oltre a Datome c’è un altro Big che si è fatto male.
“Bargnani uscì dall’ottavo con Israele con un problema muscolare che per fortuna si rivelò meno grave del previsto – racconta Pianigiani –. Ma la mattina della partita la certezza che sarebbe potuto scendere in campo ancora non ce l’avevamo, sia per la condizione fisica ma anche perché per regolamento bisognava interfacciarsi con lo staff medico della sua squadra NBA, i Brooklyn Nets, che doveva dare il via libera. Per non disturbare il Mago mentre riposava, il giorno della gara Belinelli è venuto a chiedere notizie a me dopo pranzo perché per la squadra era importante sapere se il Mago ci sarebbe stato o meno. Contro Valanciunas avremmo avuto difficoltà nel gioco interno ma con Bargnani avremmo potuto portarlo fuori e costringerlo a difendere su una porzione di campo più ampia. Alla fine stringendo i denti giocò, a dimostrazione dello spirito suo e di quella squadra”.
Contro i lituani la gara è esattamente come ce l’aspettavamo tutti: tosta, dura, giocata anche sui nervi. D’altronde è un quarto di finale e non si può mica scherzare. Nel primo quarto loro scappano, noi li riprendiamo: da lì si procede punto a punto. La partita di Bargnani è quella pronosticata, pur in condizioni visibilmente non ottimali: soffre Valanciunas in difesa, ricambia il favore dall’altra parte chiudendo con 21 punti ma anche con tanti errori. Tripla di qua, tripla di là, canestro di qua, canestro di là, nessuna delle due scappa. A 27” dalla fine Gallinari pareggia, Maciulis sbaglia e ci ritroviamo l’ultimo pallone dei regolamentari tra le mani: Gentile si infogna in un angolo ma in qualche modo trova Belinelli che però da 8 metri e con spiccioli sul cronometro di miracoli non ne può fare. Si va ai supplementari, anche per rotazioni cortissime siamo sulle gambe più di quanto non lo siano i lituani, pure loro stanchi ma con quel briciolo di forza in più che torna utile. A 1 minuto e 49 secondi dalla fine Mantas Kalnietis spinge via Hackett, per gli arbitri è tutto regolare, piedi per terra solo soletto l’uomo che di solita firma assist per i compagni segna la tripla del +5 dal quale non ci riprendiamo più.
Il giorno dopo, leccate le ferite e rimboccate le maniche, regoliamo la Repubblica Ceca di Jan Vesely e Tomas Satoransky prendendoci il quinto posto e il pass per il PreOlimpico.
“Certamente un po’ di amarezza rimane perché una medaglia avrebbe fatto enorme piacere e avrebbe suggellato il lavoro di tutti. Però – sottolinea Pianigiani – la serata con la Lituania e in generale tutto l’Europeo certificò che eravamo tornati alla pari con le grandi e che quindi il nostro percorso ci aveva portato a raggiungere un obiettivo che ci eravamo prefissati”.
Dario Ronzulli
