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Atene, 29 giugno 2025: il giorno in cui le Azzurre hanno imparato a volare
Ci sono vittorie testimoniate dagli Albi d’Oro.
Altre che rimangono in uno smartphone.
Poi ci sono quelle che restano nel cuore delle persone.
Il Bronzo che ci siamo messi al collo un anno fa in un luminosissimo pomeriggio del Pireo appartiene a questa categoria.
Il tempo passa e le immagini sbiadiscono ma le emozioni no, quelle rimangono intatte.
Ci sono le lacrime. Quelle di un gruppo che aveva inseguito per anni e che finalmente poteva fermarsi, sorridere e guardarsi indietro. “Non ho mai pianto così tanto“, ricorda Jas. Nelle sue parole la potenza di un’emozione impossibile da descrivere.

Ci sono gli abbracci. Quelli che esplodono alla sirena e cancellano fatica, tensione e paura. Gli abbracci ricordati da Fassi, quelli che per Fra Pasa coincidono con le lacrime delle compagne e con la consapevolezza di essere arrivata nel posto giusto al momento giusto.
Ci sono gli ultimi dieci secondi. Quelli che per Mariella durano un’eternità. Lo sguardo incrociato tra Azzurre, il conto alla rovescia, la folle consapevolezza che sta succedendo. Sta succedendo davvero che la Francia sia indietro, ma tanto indietro.

Ci sono i canestri. Quello finale di Cuba tirato già con le lacrime agli occhi. Quando un gesto tecnico si trasforma in un racconto. E poi c’è l’invasione di campo con le Azzurre che arrivano di corsa e i brividi che non se ne vanno.

Ci sono le esultanze per ogni azione. Non solo per i canestri ma per ogni recupero, ogni difesa, ogni rimbalzo.
I successi non nascono all’improvviso: si costruiscono, quanto bene lo sa coach Capobianco, un dettaglio alla volta. “Il coronamento di sacrifici e lavoro che questo gruppo ha fatto per anni”, la sentenza di Fra Pan.

Ma soprattutto c’è il mare.
Curiosamente, quando le Azzurre raccontano quel giorno, il mare del Pireo torna spesso. Il bagno dopo la Francia e la voglia di liberarsi della tensione e di immergersi, letteralmente, nella felicità. Il mare di Atene che archivia l’Europeo e lo sigilla in Storia.
Le vittorie, alla fine, non sono mai solo medaglie e fotografie ufficiali. Sono persone. Percorsi. Storie. Momenti che nessuno aveva immaginato e che per questo diventano eterni.
A un anno di distanza, il Bronzo di Atene non la vuole smettere di brillare. Non solo perché rappresenta una delle pagine più belle della nostra pallacanestro. Ma perché vive ancora nei ricordi di chi c’era.
Perché per noi, in fondo, quella sirena del Pireo non ha mai smesso di suonare.