Quante volte, nel parlare di sport, usiamo – e per certi versi abusiamo – “fare la storia”? Come concetto, come formula retorica che ci aiuta a restituire la dimensione di un momento, di un’azione, di una partita o di una prestazione, che sia individuale o collettiva?. Oggi, lunedì 29 giugno, ricorrono 35 anni da un momento del centenario di nazionali azzurre che ha effettivamente fatto la storia, una storia di cui siamo stati attori protagonisti ma non principali. Oggi ricordiamo la medaglia d’argento ottenuta a EuroBasket 1991 come l’ultima conquistata in casa dalla nazionale maschile in un grande torneo, ma in quella settimana romana di inizio estate tutto ciò che ruotava attorno al PalaEUR non era correlato soltanto alle vicende del parquet.
La 27ª edizione dei Campionati Europei Maschili di Pallacanestro, la terza a disputarsi nel nostro Paese dopo i precedenti del 1969 e del 1979, è storica anche per diverse ragioni cestistiche. Oltre a essere la prima volta di un torneo con un giocatore NBA (in carica) come Vlade Divac, a oggi – e verosimilmente per sempre – è l’ultima edizione a disputarsi con soltanto otto squadre, preludio a un allargamento prima a 16 e poi a 24 contendenti. Roma 1991 è anche l’unica volta, finora, in cui gli azzurri sono andati a medaglia in un’edizione organizzata (interamente o in parte) in casa. Per la nostra Nazionale è stato il primo appuntamento di un decennio ricco di soddisfazioni in campo continentale, con l’argento bissato nel 1997 e soprattutto l’oro di Parigi nel 1999.

Un torneo aperto dalla voce di Claudio Baglioni si gioca sullo sfondo di una situazione geopolitica complessa, tra l’assenza della squadra vincitrice del bronzo due anni prima (ai danni della stessa Italia), l’Unione Sovietica, e la situazione della compagine campione in carica. Quella settimana, infatti, è passata soprattutto alla storia perché comprendente i giorni che hanno dato il via concreto alla dissoluzione della Jugoslavia, con l’indipendenza dichiarata da Croazia e Slovenia a torneo in corso, dopo la vittoria inaugurale della squadra di Dušan Ivković sulla temibile Spagna e nella giornata del ben più agevole successo sulla Polonia, il 25 giugno.
Nonostante i tumulti di oltre Adriatico, la Jugoslavia ebbe vita facile anche nel terzo appuntamento del girone A contro la Bulgaria, accedendo alla Semifinale insieme alla Spagna. Più equilibrato il raggruppamento B, che oltre a noi comprendeva anche Francia, Grecia e Cecoslovacchia. Come detto prima, la squadra di Gamba veniva dal quarto posto dell’edizione precedente, ma anche da un Mondiale argentino amaro e a fari spenti. In una stagione storica per il nostro basket, con Caserta vincitrice del primo Scudetto meridionale della storia, la vittoria di Cantù in Coppa Korac e un ottimo quarto posto della Pesaro di Sergio Scariolo in Coppa dei Campioni. La geografia del nostro basket era in evoluzione dopo gli anni ‘70 e ‘80 contraddistinti soprattutto dall’epopea di Varese e dall’alternarsi tra Roma e Milano – con le incursioni di Cantù. Eravamo il centro occidentale del continente, e con il tramonto delle due superpotenze dei canestri europei l’ambizione era elevata.

L’inizio è difficile, però. Dopo i primi 20’ siamo costretti a inseguire una Grecia ispirata da Galis e avanti di 14, ma una grande reazione in un secondo tempo da 51-27 (e cinque azzurri in doppia cifra) vale il primo successo nel girone. Vittoria in rimonta rispetto allo svantaggio dopo il primo tempo anche nel secondo appuntamento contro la Francia, mentre contro la Cecoslovacchia un grande primo tempo indirizza da subito la contesa. In quest’ultima partita importante l’apporto di Walter Magnifico, dopo che nei primi 80’ di Europeo erano stati prevalentemente Antonello Riva e Nando Gentile a prendersi la squadra sugli scudi. Il risveglio di Magnifico si rivela fondamentale, perché è il nativo di San Severo a combinare insieme a Gentile per 40 punti (su 93 di squadra) nella vittoriosa Semifinale contro la Spagna. Per la quarta volta nella sua storia, la prima dalla magica serata di Nantes nel 1983, l’Italia è in Finale di un Campionato Europeo.
L’atto conclusivo è tra due squadre giunte imbattute alla serata del 29 giugno. Abbiamo detto del percorso azzurro, c’è da tornare a soffermarsi su quello jugoslavo a doppia velocità. Di crociera in campo, con un altro +21 in Semifinale sulla Francia. Tutt’altro che lineare e scontato fuori dal PalaEUR, con i tumulti geopolitici che cominciavano a farsi sentire anche sul fronte sportivo. Dopo avere avuto un ruolo in rotazione nel girone (partendo pure in quintetto nella prima partita contro la Spagna), l’unico sloveno della squadra di Ivković – ovvero Jure Zdovc, che dopo EuroBasket giocò una stagione alla Virtus Bologna – fu “costretto” a saltare la fase a eliminazione diretta per non correre il rischio di passare per traditore al rientro in Slovenia.

Nonostante questo la serata del PalaEur vede il canto del cigno di una squadra eccezionale, che dopo l’oro Mondiale del 1990 e quello Europeo del 1989 completa una tripletta di allori consecutivi non lasciando scampo a una volenterosa Italia, in partita nei primi 20’ ma non in grado di tenersi sotto la doppia cifra di svantaggio alla sirena conclusiva. Le due squadre furono accolte al PalaEUR da una grande cornice di pubblico ma anche da uno striscione, sugli spalti, che vedeva scritto “Italia campione, Jugoslavia unita”. Per il primo punto occorrerà attendere otto anni e un’altra spedizione francese, come quella di Nantes. Per il secondo, invece, possiamo prendere in prestito il verso di una delle canzoni che Baglioni cantò a inizio torneo. Perché dopo quella notte di Roma per la Jugoslavia, in realtà, questo domani non ci sarà mai.
Ennio Terrasi Borghesan