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Settore Giovanile

Next Gen Femminile, alla scoperta della Magnolia Campobasso

29 Gennaio 2026

La Next Gen Under 19 Femminile è la manifestazione introdotta per la prima volta nella stagione 2025/2026 e organizzata in collaborazione da Federazione Italiana Pallacanestro e Lega Basket Femminile. La formula prevede la disputa di due tappe di qualificazione (la seconda si terrà dal 13 al 15 Marzo 2026) in cui le dodici partecipanti, divise in tre gironi da quattro squadre, disputeranno complessivamente sei partite, al termine delle quali le migliori otto si contenderanno la prima edizione nella Final Eight in programma dal 28 al 30 Maggio 2026. Alle undici squadre selezionate sulla base di un ranking che tiene conto di requisiti quali il campionato di appartenenza della prima squadra, il numero di Finali Nazionali disputate e di giocatrici convocate nelle Nazionali giovanili, è stata aggiunta la SSN Next Gen Team, un roster gestito dal Settore Squadre Nazionali e composto dalle atlete più interessanti selezionate dalle società al di fuori di quelle aventi diritto.

La prima tappa si è disputata a Chiusi e Chianciano e si è conclusa con la seguente classifica:
Girone VerdeBasket Costa 6 (3-0); SSN Next Gen Team 4 (2-1); Faenza Basket Project2 (1-2); Polisportiva Battipagliese 0 (0-3)
Girone BiancoGeas Basket Academy 6 (3-0); Futurosa Basket Trieste 4 (2-1); Magnolia Bk Campobasso 2 (1-2); Horus Padova 0 (0-3)
Girone RossoReyer Venezia 4 (2-1); Libertas Moncalieri 4 (2-1); Basket Roma 2 (1-2); Firenze Basketball Academy 2 (1-2)

Tutte le stats della Next Gen U19 femminile sono free su FIP Stats.

Il viaggio alla scoperta delle partecipanti e in vista della seconda tappa di metà Marzo arriva in Molise per conoscere la Magnolia Campobasso. (Clicca sul nome delle squadre per leggere le storie pubblicate in precedenza).

LA STORIA – Fino a quindici anni fa – ultima volta nella stagione 2010/11 – Campobasso era una delle poche città in Italia a poter proporre un derby in Serie B Maschile. Una stracittadina sentitissima tra Accademia Britannica NBC e Mens Sana messa in calendario già alla prima giornata e chiusa con un salomonico 1-1 negli scontri diretti, con entrambe le squadre poi fuori ai quarti dei playoff. La dimensione raggiunta è tuttavia difficile da sostenere, coach Mimmo Sabatelli – tecnico subentrante dell’Accademia Britannica – prosegue con i giovani e nel frattempo riceve la chiamata del Settore Squadre Nazionali per entrare a far parte dello staff dell’Under 20 Femminile in vista degli Europei portoghesi di Matosinhos del 2016. La rassegna lusitana si chiude con un lusinghiero argento, ispirato dalle giocate della mvp Zandalasini ed è una scintilla che si accende e pone le basi – correva l’anno 2017 – per la fondazione di una nuova realtà del basket femminile: la Magnolia Basket Campobasso. “Campobasso è una città a trazione calcistica, ma che ha sempre amato anche la pallacanestro, ho vissuto da giovane atleta i fasti della squadra che sfiorò la Serie A cui è seguita una ripartenza che ha visto due società spingersi fino alla Serie B, ma come spesso accade anche nelle grandi città, era diventato complicatissimo sostenere due realtà. Noi abbiamo proseguito con le giovanili, finché non sono entrato nello staff tecnico dell’Under 20, uno team incredibile, prima con Massimo Riga e Massimo Romano, poi con Andrea Liberalotto”.

Agli appassionati di cinema sarà facile connettere la denominazione societaria con il celebre film del 1989 “Fiori d’acciaio”, pellicola che vedeva intrecciarsi tra loro storie di donne forti dell’America del Sud, luogo in cui è molto diffusa la magnolia, fiore simbolo di purezza e volontà a rappresentare una donna forte, dignitosa e perseverante. Anche il nuovo progetto, infatti, vede a sua volta incrociarsi vicende e vissuti di tre donne: Antonella Palmieri (Presidente), Valeria Cavaliere (Vice Presidente) e Rossella Ferro (General Manager), ultima tedofora nel recente passaggio della torcia olimpica in vista delle imminenti Olimpiadi Invernali 2026. Tre figure le cui storie sono accomunate a vario titolo dalla passione per lo sport (Guido Cavaliere, papà di Valeria era stato per oltre vent’anni Presidente del CONI Molise), dall’estrazione dirigenziale e soprattutto dalla volontà di ricreare nella propria terra un progetto a lungo termine che riportasse in Molise il basket femminile di alto livello: “Quando mi è stata prospettata l’opportunità, ho subito detto sì, del resto l’impulso di Mimmo era così coinvolgente da non poter resistere, ma non avevo bene in mente quale dovesse essere il mio compito, tanto che dopo aver parlato con loro, sono subito corsa a cercare su internet che cosa significasse realmente essere il presidente di una società”, scherza, ma non troppo Antonella Palmieri, presidente della Magnolia: “C’era già stato il basket femminile qui in passato e io stessa avevo giocato fino a 18 anni, in Serie C e arrivando persino a percepire un rimborso spese, poi la scelta universitaria mi ha portato a smettere, ma il basket mi è sempre rimasto dentro ed è stato naturale accettare questa proposta”.

(Rossella Ferro, Antonella Palmieri e Valeria Cavalieri insieme a Sanam Shirvani, ragazza fuggita dall’Iran e diventata in Italia architetto ed arbitro di calcio)

L’inizio da zero di una nuova avventura non è mai semplice, ma l’argento dell’Europeo 2016 e i solidi legami radicati sul territorio (il main sponsor è il pastificio La Molisana) portano subito i primi imprenditori a credere nel progetto: ”Inizialmente è stato complicato convincere le giocatrici, di certo i contatti intrapresi nel basket femminile e la medaglia conquistata ci hanno facilitato, in più il successivo oro mondiale 3×3 conquistato da Giulia Ciavarella con la Nazionale ha contribuito successivamente a darci visibilità”, riprende Sabatelli. Un oro che Ciavarella conquista dopo essere stata per due anni la top scorer della Magnolia nei primi campionati di A2, che si chiudono con una doppia eliminazione, prima in gara secca al 1° turno, poi un anno dopo in semifinale, per mano di un’autentica bestia nera quale la Progresso Bologna. Il club molisano, però, ha definitivamente preso le misure al secondo campionato nazionale e al terzo anno è primo, con appena tre sconfitte in venti giornate, quando il campionato viene stoppato causa Covid, ma approda lo stesso in A1 in Estate, un traguardo che le rossoblù avevano già dimostrato ampiamente di valere sul campo: ”Il nostro programma era di provare a salire in A in cinque anni, ma quando c’è stata prospettata una wild card, della quale ringrazieremo sempre il presidente Petrucci e il vice vicario Gaetano Laguardia, abbiamo optato per l’iscrizione al massimo campionato”, conferma il tecnico di Campobasso.

Un cambio di prospettiva che, complice anche l’arrivo delle prime atlete statunitensi, “cambia il mondo” , ma allo stesso tempo, pur senza perdere la sua spiccata natura familiare, la società ha la capacità di evolvere la sua struttura, inserendo progressivamente delle figure professionali in grado di gestire le situazioni di una dimensione divenuta a tutti gli effetti professionistica, accettando anche qualche “rischio” calcolato: ”Nell’anno da matricola abbiamo speso un “visto” extracomunitario per Blanca Quinonez, che ai tempi aveva neanche 15 anni, ma eravamo convinti che potesse essere e diventare, se solo avesse avuto l’opportunità di giocare, l’atleta che ora tutti stanno conoscendo – prosegue coach Sabatelli – ma questo testimonia la serenità con cui è possibile lavorare in questa piazza e società, capace di costruire una dimensione riuscita a raggiungere risultati importanti anche in Serie A”. Un livello nel quale l’apprendistato prosegue graduale così come era accaduto al piano inferiore, con un 9° posto all’esordio che diventa 7° nei due anni successivi con le prime due partecipazioni ai playoff contro Reyer e Schio (trascinata sino a gara 3), prima di un significativo passo in avanti dettato dalla conquista di due semifinali playoff di fila. Nella passata stagione, infatti, la Magnolia spaventa Venezia espugnando il Taliercio in gara 2 (59-61), lo stesso punteggio con cui deve rendere le armi alle orogranata nel quarto atto della serie con in palio la finale. Termina così una stagione storica, nella quale, tre anni dopo il debutto contro il Duran Maquinaria Ensino, le rossoblù tornano anche in Eurocup uscendo ai sedicesimi con Girona, mentre nella stagione attuale vincono proprio girone di Coppa, accarezzando a lungo la rimonta nel ritorno dei playoff con le lituane di Kibiristis – Toks.

(Il pubblico della Molisana Arena nell’esordio assoluto in Eurocup)

“Perché questo sogno durasse nel tempo, non sarebbe bastato più l’impegno e avremmo dovuto avere un approccio professionale – riprende la presidente Palmieri– tra le atlete come tra brillanti manager di azienda è necessario che si crei un’alchimia: le vittorie sul campo nascono da una società strutturata, con azioni a volte poco visibili, ma che a lungo andare si rivelano decisive”.  

Ciò che è stata chiara fin da subito è la volontà di costruire qualcosa che si consolidasse nel tempo. Sotto questo aspetto, il richiamo delle origini e il desiderio di restituire qualcosa al territorio in cui si è nate e cresciute hanno permesso alla Magnolia di stabilizzare la sua presenza ai playoff e in Europa, eppure non è stato sempre tutto facile: ”Il calcio assorbe tantissimo e in città sono presenti anche altre discipline sportive, quindi inizialmente abbiamo dovuto lavorare per abituare alla novità del basket femminile – prosegue la presidente – ma il profilo del nostro pubblico è ciò che desideravamo: famiglie e bambini che trascorrano un pomeriggio a contatto con i valori che la nostra squadra deve essere capace di trasmettere, per questo ci arrabbiamo tanto se dovessimo vedere delle scorrettezze sul parquet”.

(L’esultanza della Magnolia dopo aver vinto la gara di campionato al Taliercio con la Reyer)

Non stupisce quindi, che giocatrici tornate per la prima volta da ex a Campobasso abbiano ricevuto omaggi floreali dai tifosi o che giocatrici come Trimboli (ormai al quinto anno in rossoblù) e Madera siano in tribuna, in una domenica di riposo dopo una vittoria in trasferta, per assistere a un match della giovanissima B femminile. Un identikit preciso, in cui il lato umano è per certi versi prioritario quando si scelgono le atlete italiane: ”Per me è fondamentale l’aspetto umano, metto il cuore in quello che faccio e reputo essenziali soprattutto i rapporti che si instaurano fuori dal parquet – riprende coach Sabatelli – perché con le giocatrici che restano qui più anni, riusciamo a creare un rapporto che ci permetta di lavorare e stare bene insieme, e le rende un supporto per le più giovani nei momenti di difficoltà. Quest’anno in particolare alleno un gruppo fantastico, Reshanda Gray stravede per i più piccoli e dico sempre che Morrison è napoletana nel suo modo di essere che la fa sembrare una di noi”.

Nel frattempo il paziente lavoro sul settore giovanile ha generato quattro scudetti in tre anni, equamente distribuiti tra Under 17 e Under 19, l’ultimo dei quali festeggiato proprio sul parquet della Molisana Arena. Le giocate, tra le altre, di Blanca Quinonez (ora in NCAA a UConn, allenata da coach Geno Auriemma) ed Emma Giacchetti, ormai punto fermo del roster della Serie A, hanno ispirato un ciclo irripetibile, ma costruito attraverso un processo teso ad attingere dall’esterno atlete che rafforzassero il patrimonio tecnico sviluppatosi in casa: ”Perché il nostro movimento possa crescere, bisogna pescare anche talenti in giro, per questo ringrazio Jorge Rifatti nell’aver creduto in noi quando ha fatto arrivare qui Quinonez e Moscarella, ma il primo scudetto Under 17 simboleggia questo discorso perché arrivato con un organico quasi per intero cresciuto nel nostro club. Trozzola e Amatori, con le rispettive famiglie, sono state tra le prime a credere nel nostro lavoro, mettiamo lo studio davanti a tutto ed è qualcosa su cui non concediamo deroghe, per questo il Convitto Mario Pagano è la carta vincente della nostra progettualità: un posto con regole ben precise tranquillizza le famiglie quando devono lasciar andar via di casa per la prima volta le proprie figlie”.

(La premiazione della Magnolia dopo lo Scudetto Under 17 del 2023 a Pordenone)

Un concetto chiaro sul quale, da professionista e mamma, torna anche Antonella Palmieri: “È una dimensione fondamentale per la crescita umana e professionale delle ragazze, è falso che studio sport non possano conciliarsi, tanto che proponiamo alle senior anche di potersi iscrivere all’Università  – spiega la presidente – non tutte diventeranno dei talenti, ma ogni giovane atleta può attraversare una fase critica, noi siamo responsabili della loro crescita e dobbiamo continuare a credere in loro: danneggiarle adesso avrebbe un effetto peggiore che in età adulta”.

Per questo il consolidamento del settore giovanile è passato attraverso una serie di scelte non rivolte esclusivamente all’aspetto tecnico: ”Ci sono tre fisioterapisti che a turno si prendono cura di tutte le atlete e uno staff dirigenziale totalmente dedicato al settore giovanile, per questo noi possiamo andare in campo tranquilli e pensare solo a lavorare: a rotazione le più giovani si allenano con la Serie A e appena possibile le metto  in campo”, aggiunge ancora Sabatelli, con la 2009 Padulo e la 2010 Giuliani ultime in ordine di tempo ad aver esordito in prima squadra.

Un lavoro portato avanti in piena sintonia con i vari allenatori succedutisi nel vivaio molisano, che da tre anni può contare sull’esperienza di Gabriele Diotallevi e più di recente ha visto il prezioso innesto di Alessandra Formica nel ruolo di development player: ”Abbiamo sempre cercato figure già rodate per il nostro vivaio come Dragonetto e Ghilardi e quando c’è stata l’opportunità di portare Gabriele a Campobasso abbiamo subito capito di condividere la stessa visione, Alessandra la conoscevo solo da ex giocatrice, ma siamo rimasti soddisfatti del lavoro svolto nell’occuparsi di un campo come lo sviluppo delle atlete che siamo tra i pochi club a poter proporre”. Mentre dalla Spagna, dopo l’incolmabile vuoto creato dalla scomparsa di Giustino Altobelli, è arrivato Juan Escrig come vice della prima squadra: ”Avevamo già avuto dei buoni confronti in precedenza e anche in questo caso, quando si è verificata la possibilità, siamo riusciti a portarlo qui, ma più in generale è uno staff, inclusi gli allenatori locali, che lavora in piena sintonia e condivisione, quando le ragazze devono allenarsi con la Serie A, arrivano già pronte e questa è la formula vincente per ottenere risultati importanti”.

Una trafila che ha vissuto anche Emma Giacchetti, arrivata in Molise la prima volta per disputare con la Fe.Ba Civitanova le Finali Nazionali Under 17:“Rimasi impressionato da questa ragazzina che era un demonio, tanto da chiedere alla sua società di poter parlare con la famiglia – ricorda ancora coach Sabatelli – una volta terminate le Finali. Di solito, quando una ragazza viene a visitare le nostre strutture, le regalo sempre una canotta della società chiedendo di scattare una foto da inviarmi nel caso in cui decidesse di accettare la nostra proposta. Emma era in Convitto con la mamma e dopo pochi minuti aveva già indossato la nostra maglia, ha creduto in noi ed è un orgoglio vederla una protagonista assoluta della pallacanestro italiana ed europea, perché ha dimostrato anche in Eurocup di valere questo livello. Sono convinto della carriera brillante che la attende e in questa stagione anche Beatrice Cerè si sta guadagnando il suo spazio”.

“Ai tempi delle Finali non sapevo di questa possibilità – confessa Emma – ma in seguito i miei genitori mi hanno prospettato l’interesse di varie squadre, tra le quali Campobasso. Ci siamo tornate fisicamente qualche mese dopo le Finali e per prima cosa abbiamo visitato il Convitto. C’è la mensa, le signore che si occupano delle pulizie, un luogo fondamentale per dover iniziare a fare tutto da sola, una volta uscita di casa a 15 anni e senza più il supporto dei genitori”.  L’entusiasmo e il desiderio di compiere un salto di qualità fanno della regista marchigiana una delle prime giocatrici ad approdare in “foresteria” e rinforzare il nucleo preesistente di quella squadra Under 17 che al termine della stagione successiva si laureerà Campione d’Italia per la prima volta: ”Ero molto contenta di questa proposta e non vedevo l’ora di fare un passo in avanti nella mia crescita, inizialmente avevamo come obiettivo solo quello di qualificarci alle Finali Nazionali e cercare di raggiungere un buon risultato, è vero che potevamo contare su Blanca, ma non ci conoscevamo e solo col tempo abbiamo capito realmente di essere in grado di competere – prosegue nel suo racconto Giacchetti – fino a conquistare il titolo: la possibilità di allenarmi in pianta stabile con la Serie A1 ha fatto il resto”.

I quattro titoli in due anni – cui personalmente può aggiungere insieme all’amica e compagna di squadra, di classe e di stanza Beatrice Cerè il bronzo, da miglior playmaker, nell’Europeo Under 16 ‘23 – hanno acceso i riflettori su un club che nel frattempo ha avviato un nuovo ciclo giovanile, con alcune atlete arrivate a Campobasso probabilmente ispirate dall’idea di ripercorrere le orme della diciottenne marchigiana: ”Durante uno dei provini della società, Gabriele Diotallevi mi ha chiamato perché alcune ragazze avevano chiesto di me – ricorda Emma con un sorriso genuino e di sana meraviglia – e quando sono arrivata al Palazzetto erano felici di vedermi e conoscermi, è stata una bella sensazione confermare loro che qui ci siano le condizioni per giocare a basket ed è importante sapere che anche al Sud ci sia una realtà che possa offrire questo percorso di crescita”.

Una crescita che ha portato progressivamente Emma prima a esordire e poi diventare in pianta stabile una pedina dello scacchiere di coach Sabatelli, ma la giocatrice rossoblù, da buona playmaker, sposta subito l’attenzione sugli obiettivi del team: ”Abbiamo la fortuna di avere un allenatore che ci mette in campo soprattutto nei momenti difficili o nei quali c’è bisogno di dare una svolta alla partita (emblematico il rientro in campo proprio di Giacchetti e Cerè nei minuti finali della gara di ritorno di playoff di Eurocup contro Kibirkstis) – se un coach non lo fa, non puoi giocare, noi abbiamo una possibilità, che magari ad altre ragazze giovani in A1 non viene concessa, di dimostrare di poter stare in campo a questi livelli e l’aspetto più gratificante è poterlo fare in una formazione ambiziosa e che prova a migliorarsi ogni anno”. Quasi a glissare su una prestazione individuale da 26 punti (con 8 recuperi e 11/12 al tiro) nell’esordio di Eurocup nella trasferta croata al Drazen Petrovic Basketball Center: ”È stata una buonissima partita, ma adesso l’obiettivo è replicare queste prestazioni non per forza sotto l’aspetto offensivo, quanto giocando con autorevolezza e avendo il controllo della squadra soprattutto nei momenti determinanti della partita – prosegue Emma –  condividere lo spogliatoio con compagne esperte può solo farci crescere sotto gli aspetti cestistici e di vita quotidiana e quando si tratta di avversarie di caratura internazionale, l’obiettivo è metterle in difficolta sui loro punti di forza e provare a limitarle per vincere la partite”.

(Emma Giacchetti in palleggio nella sfida di campionato contro San Martino di Lupari)

Dopo quattro anni Campobasso è una seconda casa, il tempo libero così poco che può capitare di incrociarla sugli spalti a sostenere le compagne della B tenendo tra le mani il quadernone di Chimica, in vista di un’interrogazione superata brillantemente l’indomani mattinae l’unico dispiacere sembra riguardare il clima :”Mi svegliavo alle cinque per vedere l’alba al mare, ma sono incantata dalla neve, qui per ora è caduto solo qualche fiocco, ma spero che nevichi davvero”.

LA NEXT GEN 2025/26 L’inserimento in un girone di fuoco con Geas e Trieste, sconfitte intervallate dal successo in volata su Padova, ha di certo reso arduo il compito di un gruppo che, nell’ottica di un nuovo ciclo, ha partecipato alla tappa di Chiusi e Chianciano composto quasi per intero da atlete nate tra il 2008 e 2010. A guidarle Beatrice Ceré, che con le compagne aveva giocato solo un paio di partite nel campionato di B a inizio stagione: ”Ho percepito presto che vedessero in me una guida in campo, è stata una bella responsabilità e io ho cercato di aiutarle – racconta l’atleta ex Pontevecchio Bologna– ed è stata un’esperienza positiva perché abbiamo imparato a conoscerci, ma soprattutto perché hanno capito che avremmo potuto fare bene insieme anche senza che si affidassero completamente a me”.

Per Beatrice è la seconda stagione in Molise, un connubio sul quale hanno inciso contatti con i coach instaurati già in passato: ”Avevo parlato in passato con coach Sabatelli, mentre Gabriele lo avevo affrontato in Emilia Romagna, così sono venuta a vedere le strutture e capito subito che il percorso pensato potesse essere il più adatto a me – prosegue la classe 2007 – sì per l’opportunità di lavorare sui fondamentali individuali, ma è stato il fattore mentale a essere determinante, infatti in questi due anni credo di essere cresciuta soprattutto sotto questo aspetto e aver imparato a gestire la pressione”. Del resto non è certo il coraggio di puntare sulle sue giovani (+20 di plus/minus nel ritorno dei playoff di Eurocup con le lituane per l’ex Reyer) che manca a coach Sabatelli e l’ala numero 12 ha ripagato con 13 punti a bersaglio l’inserimento in quintetto nella partita casalinga con Brescia, dopo aver maturato significativi minutaggi anche in Coppa: ”Il doppio impegno e le tre partite settimanali sono state un fattore a nostro favore per guadagnare spazio, è stato bello poter giocare contro squadre di livello europeo, un’esperienza positiva a prescindere dal dispiacere per l’eliminazione”, così la Magnolia è tornata a concentrarsi sul campionato, dove l’esterna scudettata Under 19 nel 2025 è più di una volta finita sulle piste delle più pericolose attaccanti della Lega: ”Lo scorso anno eravamo in 14 nel roster e la Serie A non era un obiettivo così immediato, ma  in questa stagione è “esploso” definitivamente: sono entrata in campo contro Schio ed è stato emozionante marcare Conte o Zandalasini, ma poi una volta sul parquet pensi solo alla partita e a cercare di limitare le avversarie”.

(Beatrice Ceré al tiro nella gara casalinga di LBF contro Brescia)

PAROLA AL PARQUETReputo l’iniziativa assolutamente positiva, perché se pure il numero di partite competitive giocate nel corso della stagione dovesse essere simile a quello delle Finali Nazionali, questa formula ci permette di acquisire degli spunti su cui impostare il lavoro in vista della prossima tappa senza doverlo rimandare alla stagione successiva, quando la parte agonistica è terminata. Nell’esordio con Trieste abbiamo talmente pagato l’emozione che è come se non avessimo giocato – esordisce coach Diotallevi sulla Next Gen– ma l’unico modo per imparare a gestire la tensione è vivere occasioni del genere e trasformarla in sana carica agonistica”.  

Come già accennato in precedenza, con la scelta del tecnico romano il consolidamento del vivaio ha riguardato anche l’ambito organizzativo, con due progetti destinati soprattutto alle classi più giovani: ”L’HUB Magnolia nasce non tanto con l’idea che la società più grande debba reclutare dalle piccole affiliate, quanto per far crescere il brand e generare uno scambio tecnico e organizzativo proficuo con le altre realtà. Vogliamo creare le condizioni perché per le ragazze che giocano con il nostro logo sulle canotte – spiega l’ex coach di Parma Basket Project – ci sia un futuro anche dopo il settore giovanile, nel quale l’importante è non saltare step fondamentali per la crescita di una singola atleta, rischiando di sacrificarli in nome del raggiungimento immediato di risultati. Il torneo 3×3 nelle scuole elementari cittadine nasce dall’idea di voler implementare ulteriormente l’impegno sul nostro territorio, con l’obiettivo di ampliarlo a istituti di tutta la regione”.

(Coach Diotallevi e Alessandra Formica durante un timeout della Next Gen)

Il primo titolo Under 17 è arrivato con tante atlete cresciute nel vivaio, alcune delle quali, come Trozzola e Del Sole, tornate, al termine della loro prima stagione in A2, per chiudere il cerchio conquistando l’ultimo scudetto della propria carriera giovanile: “È stato il modo per lanciarle definitivamente nel mondo senior, del resto questo è un gruppo che due stagioni fa, con la vittoria del campionato Nazionale di B, ha dimostrato di aver alzato l’asticella e poter passare ad un livello successivo. Gli scudetti sono momenti indimenticabili nella vita delle ragazze – conclude Diotallevi – ma per me è prioritario giocare il maggior numero di partite competitive durante una stagione: confrontarci con la Next Gen e la Serie B ci fa capire le differenze rispetto al campionato giovanile regionale”.

Abbiamo incontrato squadre di un livello più alto di quello cui siamo abituate di solito – gli fa eco Azzurra Giuliani – ma questo ci ha permesso di confrontarci e crescere nel corso della competizione, dimostrando di essere un’avversaria contro la quale non è semplice giocare”. A testimonianza della bontà del lavoro svolto anche sulle nuove leve, insieme alle compagne Carrarini e Perini, la giocatrice nata a Fasano ha partecipato a Roma al raduno della Nazionale Under 16 di coach Giovanni Lucchesi: ”Gli allenamenti sono stati molto intensi, ma è stata un’esperienza fantastica, facilitata dalle ragazze che avevano già partecipato ai raduni in precedenza, mentre la presenza di molte altre debuttanti come me ha accelerato il mio inserimento”. Il campionato di Serie B, nel quale sono finora arrivate sei vittorie, vede la Magnolia schierare un roster interamente giovanile, nel quale l’innesto di atlete da altre società si aggiunge al nucleo di molisane doc, come Giorgia Fatica: “Ci siamo rese subito conto della diversa intensità della prima tappa di Next Gen, tanto che ho ben presto dovuto abbandonare il campo nella prima partita per un infortunio, ma proprio per questo spero di riuscire a dare il mio contributo al gruppo nel resto della manifestazione, le mie compagne ce l’hanno messa tutta e quando abbiamo giocato più di squadra, la situazione è decisamente migliorata”, racconta Giorgia, che nel corso di questa annata ha spesso preso parte anche agli allenamenti della Serie A:”Le giocatrici più esperte sono sempre molto disponibili con noi, cercano di coinvolgerci e aiutarci, Morrison e Trimboli anche nei momenti di difficoltà non smettono mai di crederci e trascinare le compagne, per questo mi piace molto il loro atteggiamento”. Uno spirito da donne d’acciaio che connota la Magnolia sin dal primo giorno e capace di ispirare anche le giocatrici del futuro.

(Il roster della Magnolia prima di una delle gare della prima tappa di Next Gen)

Donatello Viggiano