FEDERAZIONE ITALIANA PALLACANESTRO
Torna

Stories

Saliou Niang, l’Azzurro che non vuole avere rimpianti

25 Febbraio 2025

Il primo quarto di Italia-Ungheria è stato un antipasto fedele al menu servito al PalaCalafiore: dieci minuti tosti, fisici, da battaglia contro i magiari arrivati a Reggio Calabria con l’obbligo di una vittoria che sarebbe valsa EuroBasket, vittoria islandese contro la Turchia permettendo. A trenta secondi dalla sirena della prima frazione, Nicola Akele commette il suo secondo fallo.

Dalla panchina si alza il numero 20. Due cifre insolite se abbinate, pensando al recente passato della Nazionale. Da quando non è stato più obbligatorio indossare dall’1 al 15 sulla schiena, il più rappresentativo ad essere associato a questo numero è stato Andrea Cinciarini, nelle edizioni 2015 e 2017 di EuroBasket. Nella prima uscita nel cammino di qualificazione verso il Mondiale 2023, anche Mattia Udom l’aveva sfoggiato in occasione del suo debutto in Azzurro.

Con 32.8 secondi sul cronometro, Saliou Niang si prende diversi applausi dagli spalti. Si avvicina all’area di competenza difensiva degli Azzurri, vista l’imminente rimessa ungherese. A dargli un cinque d’incoraggiamento ci pensa capitan Alessandro Pajola, anch’esso debuttante in una partita di qualificazione ad EuroBasket, contro l’Estonia a Tallinn nel novembre 2020.

A seguirlo, allungano il braccio anche Grant Basile e Dame Sarr. Veramente strano il mondo: fino a qualche mese fa, prima della trasferta al Laugardalshöll di Reykjavik e dell’abbraccio reggiano del PalaBigi di fine novembre, anche loro sognavano delle prime volte azzurre. Ancor più strano pensare al fatto che nei piani di Gianmarco Pozzecco anche lo stesso Niang non avrebbe dovuto attendere la seconda finestra di qualificazione della stagione per i suoi primi passi in Nazionale.

Quando mi hanno chiamato a novembre, me lo aspettavo. Ero molto carico e felice. Poi è arrivato quell’infortunio,” ricorda il classe 2004 in merito a una fastidiosa distorsione alla caviglia rimediata contro Pistoia la domenica precedente al raduno autunnale. “All’inizio mi avevano detto che sarei riuscito a recuperare, e poi si è scoperto che non era così,” aggiunge.

Poteva essere un gran bel rimpianto. E invece, quella vissuta domenica 23 febbraio per Saliou Niang “è stata un’emozione grande,” una serata che aspettava da tanto. “Un giorno che ho sempre sognato. Sinceramente volevo dare un contributo più grande alla squadra, ma allo stesso tempo era una prima volta. Forse mi son fatto un po’ prendere dall’emozione,” aggiunge con smorzato orgoglio.

Avanzare guardandosi indietro

Da quel doloroso mancato debutto in Nazionale al telefono che ha squillato con “Gianmarco Pozzecco” sullo schermo a febbraio, ne sono successe di cose per Saliou. Ha vissuto una serata storta alla fase finale Next Gen Cup 2024 dopo aver dominato tutto e tutti qualche mese prima, ha continuato a guadagnare esperienza in Serie A ed EuroCup, ha vinto una Final Eight di Coppa Italia.

Niente di che, insomma. “Io ho continuato a fare il mio, ho continuato a lavorare con Trento, a crescere, e ora mi ritrovo qua,” diceva a poche ora dall’ingresso in campo al PalaCalafiore. Si ritrovava a Reggio Calabria dopo alcuni giorni che definire folli sarebbe limitante: ingranaggio fondamentale nella Trento di Paolo Galbiati, non ha fatto in tempo a festeggiare il primo titolo nella sua carriera da professionista – e il primo ai piani alti per i bianconeri – che si è imbarcato per un’altra sfida.

Qualche linea di febbre hanno rischiato di spostare le lancette dell’orologio ancor più in là. Chissà, magari per qualche amichevole pre-EuroBasket, o proprio in una delle sedi per la fase a gironi del torneo più atteso dell’estate, tra Lettonia, Finlandia, Polonia e Cipro. Invece, non c’è stato bisogno di mordersi troppo la lingua: il numero 20 con “Niang” sul retro della maglia azzurra era in campo.

Sono dispiaciuto per la sconfitta, ma esordire e vestire la maglia azzurra è comunque bellissimo. Ho cercato di capire cosa servisse per dare una mano alla squadra, a maggior ragione con persone con cui non avevo mai giocato. È stata un’esperienza che mi aiuterà più avanti.” Tutto fa brodo.

Il turbinio di emozioni vissute da Saliou Niang nel febbraio 2025 è uno di quei regali che l’anno nuovo sembra farti quando cerchi di prometterti fedele ai buoni propositi, e visti i risultati non si può dire che l’ala italiana con origini senegalesi non si sia sforzato per guadagnare karma positivo. Al suo primo tentativo alla Final Eight di Coppa Italia, un torneo tanto intenso quanto imprevedibile e spietato, ha chiuso alzando sia il trofeo che il premio di Miglior Italiano. Senza aspettarselo.

Non mi aspettavo molto di fare così bene, sinceramente. Ma alla fine sono partite secche: se non dai il massimo non va bene. In partite del genere devi solo dare il massimo perché, se sbagli, torni a casa. Rischi solo di avere dei rimpianti, e non è bello,” dice. La sottolinea con fermezza, questa cosa: Saliou Niang odia i rimpianti. E se ha un obiettivo per ciò che verrà, è non averne.

Quello che voglio è arrivare alla fine della mia carriera senza rimpianti: lo dico sempre. Vorrei dare il mio massimo per poi guardarmi indietro ed essere consapevole di aver dato il massimo. Ho giocato in Serie C? Bene. Ho giocato in Serie A? Bene. Ho debuttato in Nazionale? Bene. Sogno di giocare in NBA, ma se non dovessi arrivarci e raggiungere “solo” l’altro sogno, che è giocare in EuroLega, senza avere rimpianti andrà bene ugualmente.” Fa 21 anni a maggio, sembra di sentir parlare un trentenne.

Difficile dire quale sarebbe stato il rimpianto di Saliou Niang nei giorni trascorsi a Torino. Uscire subito con Reggio Emilia, ai quarti di finale? O forse sprecare l’occasione in semifinale, a un passo da quaranta minuti da dentro o fuori. Oppure farsi il fegato amaro proprio in finale, partendo da sfavoriti ma consapevoli di non aver scritto la storia per pochi dettagli. Non se lo deve chiedere, per fortuna.

12.0 punti e 6.3 rimbalzi di media, energia, schiacciate, lungo nei quintetti small-ball e coltellino svizzero: ha fatto tutto. “Giochiamo un basket che penso sia perfetto per me, perché sono uno a cui piace correre, muoviamo bene la palla: è un tipo di pallacanestro veloce, che mi sta aiutando molto. [A Torino] mi sono ritrovato anche a fare un ruolo che non ho fatto sempre. Ma è andata bene, e mi sono trovato benissimo soprattutto con Quinn Ellis,” sottolinea. Senza rimpianti.

Saliou Niang è cresciuto imparando cosa significhi meritarsi ciò che avrebbe guadagnato, cogliendo al volo le occasioni. A Mandello del Lario combatti l’ozio specchiandoti nelle acque del ramo lecchese del Lago di Como, sperando che la vetta della Grigna ti protegga dalle intemperie, visto che “qui d’ogni tempo è ghiaccio e vento”, come scritto da Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico.

Terzo di quattro figli, ha fatto in tempo a nascere a Dakar prima di crescere in questo angolo d’Italia tra acqua dolce e montagne, privilegiando la pallacanestro al calcio quando l’adolescenza iniziava a bussare. Inquadrato nelle giovanili della Fortitudo Bologna, nell’estate 2023 è arrivata una chiamata che poteva riportarlo alle stesse sensazioni, lo stesso verde, lo stesso panorama con cui è cresciuto alzando lo sguardo. Questa volta le vette erano dolomitiche.

Trento è una società perfetta, dove il rapporto umano viene sempre prima del lavoro, della pallacanestro. Tutti sono sul pezzo e molti sono nati qui. Quest’anno abbiamo fatto molti sold-out, visti i risultati del girone d’andata: se faccio un giro in centro, è probabile che qualche tifoso mi riconosca e ci si fermi a chiacchierare. È una città piccola ma che ama il basket e lo segue molto.”

Il posto giusto, al momento giusto: quello di una fase transitoria improvvisamente arricchita da un trofeo, dal debutto in Nazionale, da emozioni forti. Di quelle che non ti fanno dormire la notte, come gli era successo in occasione del debutto in Serie A contro Venezia. Lo dice lui stesso, con la voce che inizia a brillare parlando di Paolo Galbiati. “È stato una parte fondamentale della mia crescita, senza dubbio. Sono riuscito a trovare la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto,” dice di lui.

Il suo primo allenatore da professionista è un altro che aveva vissuto emozioni forti in Azzurro, seppur dalla panchina come assistente allenatore nello staff tecnico di Meo Sacchetti alle Olimpiadi di Tokyo. “Mi ha detto che è una figata, di godermela. Vorrà la mia maglia, dice che se lo merita,” Niang rivela la richiesta dell’head coach bianconero, che ogni tanto cerca di stimolarlo anche fuori dal campo con qualche lettura di biografie sportive. Lecita, visto cosa stanno vivendo a Trento.

Qualcosa che non sarebbe stato possibile senza Marco Crespi, direttore dell’Academy bianconera e player development dei campioni in carica di Coppa Italia. “Stiamo lavorando insieme da quando sono arrivato a Trento: è lui che mi ha portato lì, e senza di lui non sarei cresciuto così in fretta. Mi ha seguito sempre e da quest’anno ancora di più. Prima di allenamento dedichiamo almeno una mezz’oretta all’individuale: skill, tiro, difesa. Facciamo un po’ di tutto,” dice Saliou.

Il tiro, ecco. Forse l’unico punto debole nell’eterogeneo ma seppur grezzo arsenale del 20enne con la 7 bianconera e la 20 azzurra sulle spalle. “Sto lavorando molto sul tiro da tre punti, e devo continuare a migliorarci. Se ci lavoro e riesco a farla diventare una componente stabile del mio gioco, fissarla nel tipo di giocatore che sono, può fare molto la differenza e farmi crescere tanto: posso diventare più imprevedibile per le altre squadre. Mi aggiunge un punto di forza in più,” afferma.

L’ennesimo volto nuovo

Non è una novità che finestre come quella appena vissuta siano anche e soprattutto degli esperimenti per quello che verrà, e nel corso tecnico di Gianmarco Pozzecco, come detto in precedenza, il caso di Saliou Niang non è atipico né isolato: ogni partita è la giusta occasione per vedere qualcosa di nuovo, qualcuno di nuovo.

Gabriele Procida, che con questo gruppo ha vissuto un’esperienza più totalizzante di una finestra di febbraio o novembre, o di un raduno di luglio, come la Coppa del Mondo 2023 nelle Filippine, aveva parlato dell’ultimo debuttante italiano in ordine cronologico con parole d’oro. “È un ragazzo d’oro, sta crescendo in maniera incredibile sia fisicamente che in campo. Sono veramente felice per lui,” aveva detto del suo ex compagno di allenamenti in Fortitudo.

Non è un caso che il preferito di Saliou, tra i giocatori di questa Nazionale, risponda proprio al nome dell’ala dell’ALBA Berlino, che per la prima volta contro Turchia e Ungheria ha sfoggiato un 19 sulle spalle. Giusto un numero in meno del volto nuovo. “Il giocatore che mi piace di più nel giro di quelli della Nazionale è Procida. [Gabriele] è uno a cui mi ispiro molto.”

La seconda parte di stagione dirà se Saliou Niang riuscirà a strappare un pass per il roster finale a disposizione di coach Pozzecco per EuroBasket 2025, ma questi primi giorni tra Istanbul e Reggio Calabria hanno fatto sì che si conoscessero un po’ di più. “Sicuramente cerca di darti fiducia, anche in allenamento. Uno che pretende il massimo dai giocatori, ma che ti dà margini d’errore e che cerca di capirti. Il modo in cui trasmette le cose ti permette di capirle nel miglior modo possibile,” dice.

Una decina di minuti senza tentativi dal campo e qualche lotta a rimbalzo non sono naturalmente la cartina tornasole di quella che sarà l’avventura in Nazionale di uno degli astri nascenti della pallacanestro italiana, che negli ultimi mesi ha accorciato talmente tanto i suoi tempi di maturazione da aver avvicinato il futuro al presente. Saliou Niang è fatto per non farsi rimpiangere.

Il basket mi ha aiutato e mi sta aiutando a diventare un ragazzo più maturo e responsabile. Mi ha fatto capire come devo gestire le cose nella mia vita per essere al meglio in campo, e viceversa.” A volte hai solo bisogno delle persone giuste, dei momenti giusti, dei posti giusti per aggiungere qualche tassello al proprio puzzle. Mandello del Lario, Trento, Torino, Reggio Calabria. Paolo Galbiati, Marco Crespi, Gianmarco Pozzecco. Il tour è appena iniziato e Saliou Niang è già in volata.

                                                                                                                                                      Cesare Milanti