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Portorico e Nuova Zelanda: le conferme azzurre sulla rotta per il Mondiale

13 Marzo 2026

Cesare Cremonini canta che “…per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale“. Grazie a due eccellenti prove di maturità sappiamo che il finale della splendida storia iniziata la scorsa estate tra Bologna e il Pireo si chiama Berlino. Con le prime due vittorie ottenute in meno di 24 ore contro Portorico e Nuova Zelanda le Azzurre hanno messo più di un mattone sulla strada che porta verso la Germania a settembre: per la formula che qualifica le migliori tre (Stati Uniti esclusi) al Mondiale due successi potrebbero essere sufficienti, specie se ottenuti con ottimi scarti finali.

Affrontare con mente leggera e sgombra l’impegnativo back-to-back di questo weekend contro la giovane versione di Team USA e la sempre durissima Spagna era l’obiettivo alla vigilia dell’imbarco per i Caraibi, ed è stato raggiunto. In un Pre-Mondiale che non sta mancando di riservare sorprese tra Wuhan, Istanbul e Lione le azzurre di Capobianco non hanno soltanto rispettato i pronostici, ma l’hanno fatto confermando le caratteristiche messe in luce tra l’Europeo della scorsa estate e la finestra internazionale di novembre, comprovando le proprie qualità tecniche, tattiche e anche mentali.

In quest’ultimo senso particolarmente indicativa la vittoria ottenuta sulla Nuova Zelanda, che dopo non essere mai stata in partita nel suo opener contro la Spagna si è rivelato osso duro e arcigno per l’Italia, ricucendo più volte nei primi 25’ gli iniziali tentativi di allungo azzurro. Pur in un pomeriggio portoricano indubbiamente avaro di soddisfazioni al tiro (tre triple segnate in meno sugli stessi tentativi e un -6% complessivo nelle conclusioni a canestro) le azzurre hanno sempre tenuto le mani sul manubrio della partita, confermando un aspetto già ravvisato tra Bologna e Pireo: la presenza costante a livello mentale lungo tutti i 40’, senza lasciarsi condizionare dai parziali avversari a rientrare.

Anche non avendo tirato con grandi percentuali, abbiamo dimostrato che si possono vincere partite importanti facendo la differenza con una difesa straordinaria, quella che nel secondo tempo ci ha permesso di allungare nuovamente”, ha detto dopo la seconda partita coach Capobianco, sottolineando l’importanza di un altro aspetto – il rendimento difensivo – confermato in casa azzurra rispetto all’Europeo della scorsa estate. “Abbiamo preso le conclusioni con le nostre migliori realizzatrici creando spazio davanti, non ho nulla da recriminare rispetto alle scelte di tiro: serate come queste possono accadere ma ancora una volta questa squadra ha dimostrato anima e voglia di superarsi, riuscendo a trovare un’alternativa. È molto importante essere partiti 2-0, più di così non potevamo fare”.

Negli 80’ di gioco tra Portorico e Nuova Zelanda sono state diverse le protagoniste in campo, che hanno detto la loro. Contro le padrone di casa ha brillato, soprattutto nel primo tempo, una Costanza Verona che si è messa alle spalle in azzurro l’eliminazione in Eurolega nell’Euroderby tra Venezia e Schio. Questo gruppo è speciale, vogliamo dare continuità a quanto fatto la scorsa estate”, ha detto la giocatrice palermitana dopo il Portorico, “e siamo ripartite da lì, divertendoci a giocare insieme e facendo leva sulla difesa”. Da menzionare anche l’apporto di Sara Madera, in doppia cifra con Portorico e autrice di un paio di canestri importanti contro la Nuova Zelanda, in momenti delicati.

È stato importante, però, contare anche sulle certezze di questa squadra. Oltre al talento di Cecilia Zandalasini, unica in doppia cifra per punti entrambe le volte, a spiccare è stata la garanzia sotto canestro rappresentata da una Lorela Cubaj in grande spolvero. Nel momento di difficoltà siamo rimaste lì, con orgoglio, vincendola con la difesa che rimane sempre il nostro marchio di fabbrica, che ci dà la possibilità di giocare più serene in attacco”, ha detto la giocatrice della Reyer. “Abbiamo sofferto la grande fisicità della Nuova Zelanda, ma sono orgogliosa di questa squadra e di come abbia saputo compattarsi quando le cose si stavano complicando”.

Il credere nella propria identità cestistica è ormai una costante per una squadra che arriva, col vento in poppa e una grande consapevolezza, all’affascinante esame rappresentato da Stati Uniti e Spagna. Due colossi del basket mondiale fuori da ogni distinzione di genere, due squadre che negli ultimi quattro Mondiali hanno collezionato da un lato quattro medaglie d’oro (gli USA) e dall’altro tre allori, un argento e due bronzi (le iberiche). Il coefficiente di difficoltà sale ed è anche giusto che sia così, sulla strada verso un Mondiale. L’aspetto importante, in ogni caso, è il comprendere quale sia il nostro posto sulla ribalta internazionale e cosa serve per salire ulteriormente, qual è la strada che c’è ancora da fare. A cominciare da questo weekend.

Ennio Terrasi Borghesan