Nazionale A maschile Stories
Il dopo-Livorno: Saliou, l’affetto della gente e un forte desiderio di Azzurro
Quattro partite alle spalle, otto davanti a noi. Siamo a un terzo della strada verso il Mondiale 2027, un periodo di tempo sufficiente e necessario per valutare lo stato dell’opera del rinnovato gruppo azzurro guidato da Luca Banchi. Le serate di Newcastle e Livorno ci hanno restituito un Italia al comando del Gruppo D di qualificazione, con tre vittorie (consecutive) e il destino nelle proprie mani: facendo percorso netto a luglio tra Islanda in trasferta e Lituania in casa, gli azzurri si presenterebbero alla seconda fase con cinque vittorie in cascina, di più che nelle qualificazioni alle edizioni 2019 e 2023.
Un tesoretto che sarebbe oltremodo prezioso in qualunque caso, soprattutto alla luce delle avversarie – Turchia, Bosnia e con ogni probabilità Serbia – che dovremmo affrontare nella seconda fase, quella che prenderà il via ad agosto per concludersi a febbraio 2027. Chiudere il girone della prima fase in prima posizione, inoltre, è cruciale anche perché il piazzamento determina il calendario della fase successiva e l’ordine delle partite “avvantaggia” chi chiude al comando del suo girone. Guardando alle giornate trascorse tra Inghilterra e Toscana, viene da pensare a quale sia l’eredità di queste partite, rivolgendo anche lo sguardo ai prossimi appuntamenti (luglio, agosto e novembre per restare al 2026) della nazionale maschile sulla strada iridata.
È impossibile non partire da Saliou Niang, che ha ritrovato l’azzurro dopo un Eurobasket emozionante che l’ha rivelato al mondo. Il giocatore della Virtus si è unito al gruppo “in corsa” dopo aver contribuito a una bella vittoria in Eurolega di Bologna sul Barcellona, e il suo impatto è stato notevole. Niang va via da Livorno col suo career high per punti a ogni livello, considerando club e l’Italia, e con i cori “MVP, MVP” del pubblico del Modigliani Forum nel finale di partita. “È stato bellissimo tornare e giocare con la Nazionale, abbiamo giocato come volevamo”, ha detto alla sirena finale.

Il giocatore della Virtus si è poi soffermato sulla crescita continua avuta a livello personale in 12 mesi in costante ascesa, dalla Coppa Italia vinta con Trento alle esperienze in azzurro e all’esordio in Eurolega: “Sento che sto crescendo sempre di più, che sto lavorando nel modo giusto. Devo solo cercare di continuare così, la strada è ancora lunga ma sono contento di come sta andando”. Ciò che ha impressionato del Niang visto tra Newcastle e Livorno, al di là dei continui progressi tecnici e una consapevolezza atletica sempre maggiore, è la completa fiducia nei propri mezzi. Il non esitare a prendersi il palcoscenico, le responsabilità sui due lati nel campo mettendosi in luce come trascinatore tecnico e spirituale. L’abbraccio del Modigliani è stato anche quello ricevuto – tramite social – durante l’estate di EuroBasket, per un ragazzo che è sempre più attrazione per il tanto pubblico che continua a dimostrare il proprio affetto verso questa squadra.
Già, il pubblico. In Toscana è arrivato un altro sold out, dopo quello di Tortona. Stavolta si sono sfiorate le 8000 presenze in una città dalla grande tradizione cestistica che comunque vantava un ricordo recente con l’azzurro, la partita con l’Ucraina sulla strada al Mondiale 2023 (chissà che la serata di lunedì non sia pure di buon auspicio…). “È bello vivere partite così, non bisogna mai darlo per scontato”, ha detto Pippo Ricci, unitosi al gruppo azzurro dopo l’impegno di Eurolega con Milano a Tel Aviv. “Facciamo delle vite in cui giriamo tre-quattro volte a settimana, in una continua rincorsa a migliorare. Vivere un’atmosfera così, condividere questa maglia con questi ragazzi: non c’è niente di più bello”. Il capitano dell’Olimpia Milano si è saputo ritagliare un ruolo di riferimento in questa generazione azzurra, passo dopo passo in seguito all’esordio del 2019.

“Purtroppo ho fatto solo tre giorni, ma sono venuto carico e ho trovato una squadra giovane e piena di energia”, continua Ricci. “Era logico che non sarebbe stata la partita di Newcastle, vincere è stato importante. Ognuno prova sempre a portare il suo mattoncino, siamo tutti giocatori che nei rispettivi club hanno la loro storia ma quando arrivano qui lo fanno con la voglia di dare una mano. Con questa maglia vivi emozioni diverse, ma per farlo devi essere disposto a sacrificare qualcosa a livello di gioco per metterlo a disposizione degli altri, che sia un minuto o 10 o 30. Tutti quelli che sono qui hanno un’energia pazzesca, non ci sono gelosie e invidie ma solo una grande voglia di vincere le partite e di condividere dei giorni insieme. E non è una cosa da dare per scontata”.

L’energia, la voglia di contribuire a un obiettivo comune. In generale la voglia di azzurro, di mettersi a disposizione: una voglia recepita anche dai club – in particolare quelli di Eurolega, la cui stagione è continuata in questi giorni – che non hanno esitato a mettere a disposizione i loro atleti. Un concetto sottolineato dopo la sirena finale di Livorno dal CT Luca Banchi: “Alla disponibilità delle squadre devi combinare il desiderio di partecipazione degli atleti. È un momento nel quale i giocatori sono al picco dello sforzo, della fatica. Molti arrivavano dalla coppa nazionale e in alcuni casi anche da una partita di Eurolega. Li abbiamo intervistati e tutti i presenti hanno dimostrato un fortissimo desiderio di esserci, consapevoli dell’importanza del momento”.
“È una fase cruciale del percorso di qualificazione, servono energie tecniche, mentali, nervose e fisiche”, continua l’allenatore azzurro. “Tutti hanno voluto rispondere presente. Ho sollecitato molto la struttura, c’è stato un ricambio continuo di giocatori e la preparazione è stata compressa anche per il mio staff, che ha svolto un extra lavoro per tenere sul pezzo i ragazzi. Il gesto di Milano di concedere i giocatori subito dopo la Coppa Italia, la disponibilità della Virtus dopo la partita di Eurolega testimonia la forte volontà che c’è nei club, soprattutto quelli italiani, di contribuire. Vedere tutti essere così protagonisti mi fa essere molto orgoglioso. È fondamentale allargare la base dei giocatori, più toccano la nazionale e più possiamo credere che stile e identità si possano trasmettere come in una sorta di effetto domino. Questo è l’atteggiamento che vogliamo come punto di riferimento, lo standard da mantenere”.
Ennio Terrasi Borghesan