Senza categoria
Pensieri, ambizioni, sogni delle 12 azzurre alla vigilia di Italia-Cechia
Siamo alle porte di una sera che abbiamo atteso, come movimento, da 32 anni. Tanti sono passati dall’ultima volta che la Nazionale femminile ha calcato il parquet di un Mondiale: era il 12 giugno del 1994 e a Sydney si giocava la finale per l’11° posto contro il Giappone. Tanto, tantissimo tempo fa. A elencare cosa è cambiato da allora non basterebbero le ore in cui si disputerà l’intero girone di Berlino, da cui vogliamo prendere slancio per rendere memorabile questa estate azzurra. C’è un dato, però, che ci aiuta a inquadrare l’attesa: nessuna delle dodici ragazze che domani sera andranno a referto era nata, il 12 giugno 1994.
Dato il numero 0 sulla sua maglia, Jasmine Keys sarà la prima a essere chiamata dallo speaker della Max-Schmelling-Halle all’annuncio delle formazioni di questa sera. Al suo 63° inno da giocatrice della Nazionale senior, dice che “penserò alla mia mamix, perché lei si emoziona sempre in quel momento. Di solito parte in anticipo per guardare le partite proprio perché si emoziona sempre”. “Vivere e giocare un Mondiale è un’emozione pura, il sogno di un’intera generazione di cestiste”, continua Jasmine. “Significa continuare a cavalcare l’onda positiva dell’anno scorso, un’emozione gigante e indescrivibile. Siamo affiatate, giovani, si vive un’aria incredibile e si lavora bene. Non ci sono mai screzi ed è sempre un piacere lavorare con queste ragazze. Di questa esperienza vorrò ricordarmi con chi la sto vivendo e come la vivrò, e vorrò essere la più spensierata possibile. È bello vincere, e voglio viverla come l’Europeo dell’anno scorso: ancora oggi, a rivedere i video della scorsa estate, mi viene la pelle d’oca”.

Per Matilde Villa queste sono ore ancora più d’attesa. La play di Carate Brianza è già tornata da tempo in campo dopo l’infortunio che l’ha esclusa dalla preparazione a EuroBasket 2025, e chiaramente si può immaginare la voglia di recuperare quanto perduto. “Durante l’inno penserò alla me che si è rotta il crociato”, ci dice Mati, “e a tutte le persone che mi hanno aiutato ad arrivare qui, soprattutto alla mia famiglia che mi è sempre stata vicina. Giocare il Mondiale è una grandissima opportunità per tutte quante noi, perché era da tantissimo tempo che l’Italia non era presente. Farlo significa tanto e farlo con questo gruppo rende tutto più speciale: è una squadra di persone vere, con gli stessi obiettivi, una voglia comune di impegnarsi e di mettere tutto il cuore per questa maglia. Ci conosciamo da tanto e vogliamo goderci questo momento, tutte insieme. Vorrei ricordarmi tutto, perché penso che il Mondiale non sia un’esperienza di tutti i giorni: dalle emozioni ai momenti insieme fuori dal campo, alle partite, perché saranno ricordi che resteranno per sempre. Vivere tutto a pieno e dare tutta me stessa, per non avere nessun rimpianto quando mi guarderò indietro”.
Lo scorso Europeo è stato il torneo in cui Francesca Pasa ha iniziato a presentarsi davvero alla ribalta delle grandi competizioni FIBA: il grande impatto nel girone di Bologna è stato il punto di partenza di un discorso continuato non solo a San Juan, ma pure in un anno a Venezia in cui è arrivata la Final Six di EuroLeague Women. “Giocare un Mondiale significa avere la responsabilità e l’onore di rappresentare il proprio Paese in un contesto internazionale”, ci dice. “Durante l’inno penserò al gruppo di persone intorno a me, e a quello che abbiamo fatto per arrivare fino a qui. Giocare un Mondiale con questo gruppo rende tutto ancora più speciale, per il valore delle persone stesse che lo compongono. È davvero il coronamento di un sogno che abbiamo raggiunto insieme. Voglio vivere questa esperienza anche con l’obiettivo di ricordarmi delle emozioni che proveremo e trasmetteremo al pubblico che ci seguirà”.

Dal Pireo – e da San Juan – tanto è cambiato nella carriera di Costanza Verona. Dopo un nuovo Tricolore con Schio è arrivata la chiamata delle Dallas Wings in WNBA, la prima in assoluto nella pallacanestro a stelle e strisce per un atleta siciliana, senza distinzione di genere. L’impressione è che quest’esperienza non abbia fatto altro che aggiungere consapevolezza al bagaglio della giocatrice palermitana, che durante il primo inno penserà “alla mia famiglia, e a quanto saranno orgogliosi di essere lì con me a sostenermi”. “Il Mondiale significa tanto”, continua Cocca, “ognuna di noi ha lavorato tanto per giocarlo, e daremo tutto quello che abbiamo dentro per continuare a sognare insieme; è un gruppo speciale, tante volte abbiamo dimostrato l’anima e il grande cuore che è dentro di noi, vogliamo farlo anche qui a Berlino. Voglio divertirmi giocando contro le giocatrici più forti del mondo, lottando in ogni possesso per cercare di vincere il più possibile”.
L’America, quella che ormai sempre più casa per Cecilia Zandalasini. La bella prima stagione con le Golden State Valkyries sta avendo un seguito forse anche migliore, e Ceci è ormai una starter in quella squadra che si sta segnalando come la franchigia esordiente di maggiore successo nei suoi primi anni WNBA: mai nessuna squadra d’espansione aveva raggiunto i Playoff nella prima stagione, la squadra di San Francisco è alla seconda qualificazione consecutiva. Zanda si è aggiunta al gruppo negli ultimi giorni romani, una volta scattata la pausa WNBA, ma questo non ha certamente diminuito la sua carica e il suo entusiasmo verso Berlino: “È un grande traguardo essere arrivate qui, e sarà un onore partecipare con le mie compagne al Mondiale”, ci dice. “In questi anni ne abbiamo passate tante. Tanti tanti bassi e alti. Arrivare così unite a un evento così grande mi emoziona, e mi riempie di gioia. Voglio godermi questa esperienza dal primo all’ultimo secondo, senza porci aspettative e avendo la consapevolezza che ci siamo meritate di essere qui. Non siamo inferiori a nessuno, vorrei che questa fosse sempre la nostra mentalità!”
A differenza di altre compagne che hanno citato familiari – o loro stesse – come primo pensiero al primo inno iridato, Francesca Pan ci dice che lei non penserà “a niente o nessuno in particolare, ma penso che mi guarderà intorno e proverò a rendermi conto di dove sono, cercando di godermi ogni istante”. “Il Mondiale è la competizione più importante dopo le Olimpiadi, avere la possibilità di partecipare e di vivere un’esperienza così bella e importante è indescrivibile”, continua. “Rappresentare il proprio Paese a livello globale è una responsabilità enorme, ma allo stesso tempo è un orgoglio difficile da spiegare. Ci conosciamo tutte quante da molto tempo, e negli ultimi anni abbiamo condiviso sacrifici, momenti difficili ma anche gioie come la medaglia della scorsa estate. Siamo un gruppo che ha voglia di stare insieme, di lottare l’una per l’altra: partecipare al Mondiale con tutte loro è inspiegabile. Voglio ricordare davvero tutto: le partite, gli allenamenti, gli spogliatoi, il palazzetto, il tifo che arriverà dall’Italia. Voglio viverla nel modo più sereno possibile, cercando di divertirmi e di godermi ogni istante”.
Con quella che è la sua capitana a Venezia, Lorela Cubaj ha vissuto una stagione davvero intensa tra Final Six e percorso in campionato. C’è tanto di Lola nella medaglia di Atene, tra il supplementare con la Turchia e la Finale 3° posto con la Francia, ci sono tante istantanee tra le più memorabili che abbiamo in eredità tra Bologna e il Pireo. L’auspicio più grande è che da Berlino possiamo portarci tante altre polaroid, da mettere in un bellissimo album di ricordi. “Si prova sempre tanto orgoglio e onore nel vestire la maglia azzurra, in questo contesto ancora di più”, ci dice, “perché giocare un Mondiale significa rappresentare la Nazionale al massimo livello. Giocare questa competizione con questo gruppo significa moltissimo, perché il cammino per arrivarci è stato tutt’altro che semplice: sappiamo quanto abbiamo sudato e lavorato duramente per essere qui. Voglio vivere queste giornate a pieno con le mie compagne, godendo insieme ogni secondo di questo nostro cammino. Con la consapevolezza di ciò che sappiamo e vogliamo fare, e con tanta voglia di esserci”.
Il primo pensiero all’inno di questa sera, per Sara Madera, andrà indietro nel tempo. “Penserò a mio nonno, al quale ero molto legata”, ci racconta. “Quando ero piccola mi seguiva in ogni torneo e competizione nonostante non avesse mai giocato a basket: si augurava sempre di vedermi in TV, magari partecipando a una manifestazione del genere. Vivere un Mondiale significa tanto, penso sia una delle grandi aspirazioni per ogni giocatrice il potere giocare e vivere una manifestazione del genere: le emozioni saranno alle stelle, e giocarlo con questo gruppo sarà ancora più fantastico”. Sara prosegue: “da sempre ci siamo trovate bene e abbiamo creato solidità, vivere tutto con questa atmosfera è ancora più magico. Vorrò ricordare tutto di quest’esperienza, già dalla partenza dall’Italia per Berlino fino all’ultimo decimo di secondo prima del ritorno a casa. Ogni emozione vissuta, attimo di gioco e non può arricchire il tuo bagaglio, ed è un’esperienza che non si dimentica facilmente. Vorrei ricordare tutto quanto, dalle piccole cose a quelle più grandi”.

Un ricordo per chi non c’è più è anche quello di Mariella Santucci: “quando sentirò l’inno penserò sicuramente a mio nonno, che sarebbe stato la persona più felice del mondo a vedermi qui al Mondiale. È un sogno che si avvera, esserci e poter giocare significa raggiungere un obiettivo e un’aspirazione che avevo sin da quando ero bimba”. Lella prosegue: “Siamo tutte cresciute nelle nazionali giovanili, abbiamo fatto Europei e Mondiali insieme, abbiamo passato momenti bui e ora ci siamo guadagnate la possibilità di essere qui. Arrivare a giocare questo Mondiale con delle ragazze che non sono solo compagne di squadre, ma amiche, rende tutto più magico. Vorrò ricordarmi ogni sensazione ed emozione che mi trasmetterà questo Mondiale, vivendo tutti i momenti al massimo. Siamo arrivate qui dopo tante delusioni, ora vogliamo goderci ogni istante”.
Alle note dell’inno di Mameli, Martina Fassina penserà “a mio papà, so che sarebbe fiero di me e che farebbe tanto il tifo per la nostra Italia. Giocare un Mondiale significa competere al livello più alto, rappresentare tutto il Paese nel mondo è un orgoglio davvero grande. Siamo un gruppo che si aiuta, ed è positivo: è bello giocare tutte insieme, sentirsi parte di tutto questo, e per questo penso che competere a un livello così alto con le mie compagne di squadra sia ancora più emozionante e stimolante. Vorrò godermi ogni momento di questo Mondiale, mettendo tutta me stessa in campo contro avversari di altissimo livello, come per esempio gli Stati Uniti, ma anche per respirare appieno l’atmosfera che ci circonderà, insieme a un gruppo fantastico”.

Vista l’assenza forzata di Laura Spreafico, a vestire i galloni di capitano a Berlino sarà Olbis André. Ha già partecipato, in carriera, a un Mondiale Under 19 ma pure a una Coppa del Mondo Under 23 a livello 3×3, ma c’è da giurare che l’esperienza di Berlino sarà diversa. “Credo che giocare un Mondiale sia l’emozione più grande per un’atleta”, afferma. “Sono tanti anni che proviamo a raggiungere questa manifestazione ma per un motivo o per l’altro non ci siamo riuscite. Abbiamo lavorato tantissimo nel corso degli anni per fare sempre meglio e arrivare qui. Sono molto contenta che andrò a giocare un Mondiale con questo gruppo, perché ci troviamo davvero bene sia dentro che fuori dal campo: una cosa che non è così facile da trovare al giorno d’oggi. Dopo il bronzo europeo e i sacrifici fatti sono contenta del fatto che ci godremo quest’esperienza insieme. È una delle gioie più grandi, aspettavo da tanti anni di sedermi a questo tavolo: durante l’inno penserò a me stessa e ai sacrifici fatti per essere finalmente qui, al fatto che non sono a casa a guardarlo ma in campo a giocarlo, e ai miei familiari che saranno in tribuna a Berlino a seguirmi da vicino. Con la speranza di fare qualcosa di grande e riuscire a fare crescere il nostro movimento”.
L’ultima a essere chiamata dallo speaker della Max-Schmelling-Halle sarà l’esordiente più esordiente, se parliamo di livello Senior. “Sicuramente penserò alla mia famiglia e a tutti i sacrifici che abbiamo fatto insieme per arrivare fino a qui”, ci dice Vittoria Blasigh. “Sono sempre stati al mio fianco e non hanno mai smesso di credere in me, anche nei momenti più difficili. Penserò anche a me da bambina, quando sognavo di poter vivere un giorno un momento così. Sarà qualcosa di difficile da spiegare, credo che in quei minuti mi passerà davanti tutto il percorso fatto e sarà un’emozione che porterò sempre con me. È un sogno che si realizza, è qualcosa che immagini ma che sembra sempre lontanissima finché non ti ritrovi davvero lì. Voglio dare tutto quello che ho”. Vittoria continua, parlando di un gruppo vissuto per la prima volta: “Prima di arrivare conoscevo davvero solo Matilde Villa, non sapevo cosa aspettarmi. Dal primo giorno queste ragazze mi hanno fatto sentire parte del gruppo come se le conoscessi da sempre: oltre a essere giocatrici incredibili, ho scoperto delle persone speciali, umili e sempre disponibili. Vorrei riuscire a vivere questa esperienza fino in fondo e ricordarmi soprattutto delle emozioni che mi farà provare, godendomi ogni momento, dalle partite agli inni, ma anche tutte quelle piccole cose vissute insieme al gruppo che alla fine sono quelle che rimangono di più. Spero di tornare da questo Mondiale con tanti ricordi, ma soprattutto con la consapevolezza di aver dato tutto e di essermi goduta davvero ogni secondo. È un’esperienza che voglio portare con me per sempre”.
Ennio Terrasi Borghesan