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Preolimpico 2016: La festa sfumata di Torino

20 Luglio 2026

Ci sono date la cui semplice evocazione permette il riaffiorare di ricordi intensi, vividi, capaci di resistere allo scorrere del tempo. Se a un appassionato italiano di sport dici “9 luglio”, è plausibile che ti risponda “Berlino” o “Campioni del Mondo”, rievocando il trionfo della Nazionale di Marcello Lippi nel 2006. È assai più improbabile che altrettanti riescano – senza un qualche tipo di aiuto – a ricordare cosa accadde dieci anni esatti dopo la sera della testata di Zidane a Materazzi e del quinto rigore di Fabio Grosso. Non in Germania, ma in Italia. A Torino. Una serata piemontese che avrebbe potuto trasformarsi in una grande festa: non certo paragonabile alla vittoria di un Mondiale, ma comunque attesa da dodici lunghi anni da ogni appassionato italiano di pallacanestro.

I primi cento anni di storia della Nazionale italiana non sono composti soltanto da vittorie di squadra o da prestazioni individuali memorabili, ma anche da partite il cui ricordo resta triste e amaro. La Finale del Torneo Preolimpico persa contro una Croazia inseguita per tutti i 45 minuti di gioco e mai davvero superata – dopo averla peraltro battuta quattro giorni prima nel girone – è senza dubbio una di queste. Un finale da cuore spezzato per una squadra che aveva saputo emozionare un Paese l’estate precedente, nel girone di EuroBasket a Berlino, prima di arrendersi in volata a una beffarda Lituania nei Quarti di finale, poi medaglia d’argento a Lille. Una squadra che viveva di grandi aspettative, forse persino insostenibili se osservate oggi, con la consapevolezza che regalano dieci anni di distanza. Un gruppo ricco di talento individuale, che con una maglia azzurra sempre indossata con onore e orgoglio non riuscì mai – salvo poche eccezioni – a conquistare quel risultato tanto bramato e sognato.
Ripensare oggi a quella serata, rivedere quella partita dieci anni dopo, restituisce sensazioni particolari.

Tutto comincia da quell’inno appassionato, da brividi, cantato da un Pala Alpitour gremito in ogni ordine di posto: un Fratelli d’Italia talmente intenso da andare quasi fuori sync all’inizio della volata finale, nelle ultime strofe. Gli sguardi di Ettore Messina e dei dodici azzurri raccontano già il peso del momento. L’inizio è complicato e tende subito a non sorriderci: Kruno Simon segna da tre nel primo possesso. Gentile ci sblocca, ma Gallinari soffre Šarić in post, dettaglio che tornerà, ahinoi, ad avere un peso determinante nel corso della partita. I primi minuti sono stregati, entrambe le squadre fanno enorme fatica a trovare la via del canestro. Poi una lunga interruzione, causata da un guasto alle apparecchiature elettroniche, fa sì che il terzo canestro dal campo della partita – un appoggio di Alessandro Gentile per il 4-4 – arrivi dopo oltre mezz’ora di tempo reale.

L’intensità è altissima, degna di una Finale. L’Italia c’è in difesa, ma in attacco fatica a trovare ritmo e continuità. Al 10′ la Croazia conduce 19-12 e il margine cresce anche in avvio di secondo quarto. Serve una scintilla, che arriva grazie a Datome e a un Gallinari condizionato dai problemi di falli. Ma quando torniamo a un solo punto di distanza non riusciamo comunque a mettere la testa avanti, perché Bogdanović risponde colpo su colpo. Un’altra illusione arriva all’inizio del secondo tempo, quando riusciamo finalmente a sorpassare, spingendoci fino al +3. Simon, però, riprende il discorso dall’arco iniziato nel primo quarto e rimette subito la Croazia davanti. Gli ospiti tornano fino a due possessi di vantaggio; l’Italia prova a restare aggrappata alla partita, ma il finale sembra ormai destinato a essere amaro quando la squadra di Petrović tocca il +8 a cinque minuti dalla sirena, mentre gli azzurri devono fare i conti con i problemi di falli di diversi uomini chiave.

Eppure siamo ancora vivi. Torino ci spinge e, quando Gallinari dal post inventa un assist no-look per Melli a due minuti dalla fine, siamo avanti 66-65. Sul possesso successivo, però, a Danilo viene fischiato il quinto fallo di una partita complicata e il momentum sembra scivolarci definitivamente dalle mani. Il finale è convulso. La Croazia è di nuovo avanti, ma l’ultima parola nei quaranta minuti regolamentari è la nostra: il ferro sputa fuori il sottomano rovesciato di Belinelli, ma il tap-in vincente a rimbalzo è quello di Melli. Bogdanović sbaglia sulla sirena e si va al supplementare. Nei cinque minuti aggiuntivi la storia si riassume in una somma di errori italiani e cinismo croato: Simon, Šarić e Bogdanović non sbagliano praticamente mai. Finisce 84-78. A Rio de Janeiro va la Croazia, che vincerà il proprio girone con tre successi ma vedrà sfumare il sogno di una medaglia nei Quarti di finale contro la Serbia.

Quella Serbia che, per noi, sarebbe diventata il teatro di un incantesimo olimpico finalmente spezzato al termine del quadriennio successivo, proprio quando meno era lecito aspettarselo. Tra Belgrado e Tokyo soltanto un terzo dei dodici di Torino – Melli, Tonut e Gallinari – riuscì a “vendicare” la notte del Pala Alpitour e a coronare finalmente un sogno a cinque cerchi, in un mondo ormai completamente diverso rispetto a quello del 9 luglio 2016. Rimane una delle notti più illusorie, emozionanti e amare della storia della nostra pallacanestro.

Ennio Terrasi Borghesan