Nazionale A femminile Stories
Il mare del Pireo, l’Oceano di San Juan: non si ferma l’onda Azzurra
Il 12 giugno 1994, quando la Nazionale Femminile ha giocato a Sydney la sua ultima partita di un Mondiale battendo il Giappone nella finale per l’undicesimo posto, si pagava in lire, si telefonava dalle cabine con i gettoni, usciva la prima puntata di Friends, il mondo piangeva la scomparsa di Ayrton Senna e Internet era un lusso riservato ai presidi universitari, accessibile esclusivamente con un improbabile modem a scatti.
Sette giorni dopo quel 12 giugno 1994 Laura Spreafico avrebbe festeggiato i 3 anni di vita, nessuna altra Azzurra di San Juan era ancora venuta alla luce.
Trentadue anni e 11.772 giorni dopo, ovvero il 4 settembre 2026, l’Italia spezzerà l’incantesimo tornando a giocare la competizione iridata, nella Berlino il cui cielo anche nel recente passato si è colorato di Azzurro in più di un’occasione.
Per riuscirci la squadra di Andrea Capobianco ha ripreso il viaggio da dove l’aveva lasciato ad Atene, con un luccicante Bronzo al collo e copiose lacrime di gioia per un podio atteso 30 anni. Una medaglia che ha rimesso la nostra Nazionale sulla mappa del basket che conta.

Ad Atene avevamo scoperto che in greco “Pas, Pasa, Pan” significa Tutto. E dentro quel “Tutto” c’era l’inversione di rotta della storia incolore di questa Nazionale. E come se il destino volesse aggiungere un altro segno il Mondiale ci porterà a Berlino, città attraversata dalla Sprea, nome a noi familiare. Perché a guidare il viaggio verso la Germania ci sarà il capitano, che scorre dentro alla squadra come fa quel fiume nel cuore della città tedesca.
A San Juan il compito non era privo di insidie: si giocava nel pieno della stagione, con alle spalle un raduno compresso e punti interrogativi sparsi sui roster delle rivali extra-europee. Lo zoccolo duro della nostra squadra era quello dell’Europeo e a San Juan si è scoperto che non c’erano inganni, in quel Bronzo di Atene, perché la creatura di Capobianco ora tiene stabilmente botta anche con le migliori squadre d’Europa.

In Porto Rico era centrale confermare che la Nazionale, dopo il Bronzo, avesse cambiato pelle e maturato consapevolezze: messa in sicurezza la qualificazione con Porto Rico e Nuova Zelanda e assorbita la marea statunitense, il timbro sul passaporto per la Germania l’ha messo il successo con la Spagna, il secondo in pochi mesi dopo quasi 27 anni di referti gialli contro le iberiche.
Dal mare sabbioso del Pireo alle palme incurvate di San Juan l’onda Azzurra non ha perso spinta, evidentemente, e così dall’altra parte dell’Atlantico si è presentata una Nazionale col vento in poppa. Agitata. Mossa. Talvolta molto mossa. Esattamente quella che speravamo di vedere.
Atene, il passato prossimo.
San Juan il presente, molto indicativo.
Berlino il futuro, tutt’altro che semplice.