FEDERAZIONE ITALIANA PALLACANESTRO
Torna

Nazionale A maschile

Verde, bianco, rosso e…Azzurro! Le storie dei tifosi di Italbasket a Newcastle upon Tyne

09 Marzo 2026

L’Italia chiamò, a Newcastle come a Livorno. La Nazionale, qualsiasi essa sia e di qualsiasi sport, rappresenta sempre un richiamo forte, soprattutto per chi vive lontano dalla “madre patria”. Accade così che a Newcastle upon Tyne, quasi 290 mila abitanti nella contea del Tyne and Wear, il basket diventa protagonista e con esso il verde, il bianco e il rosso della nostra bandiera. L’Italbasket vola nell’estremo nord della Gran Bretagna per giocare la prima partita della seconda finestra per le qualificazioni ai Mondiali 2027. Non servono calcoli: dopo la prima finestra, nella quale tutte le squadre hanno vinto una partita e persa un’altra, l’unico risultato utile è la vittoria.

Ci armiamo di buona volontà e partiamo al seguito della nostra squadra, come accaduto altre volte, perché è sempre una grande emozione seguire la nazionale. Ci accoglie il vento e un atterraggio non proprio comodo. La città è tipicamente inglese e il cielo è plumbeo, un passaggio al St James Park, il tempio del Newcastle United, e poi tutti alla Vertu Motors Arena, l’impianto cittadino più piccolo perché la Utilita Arena non è disponibile (e forse sarebbe anche troppo grande). La Federbasket britannica annuncia il sold out, dovrebbero esserci 2600 spettatori, anche se ad occhio sembrano di meno. Tanti sono gli italiani che si fanno subito notare: hanno le bandiere, le magliette, le trombette tipiche del tifo italico. Arrivano dalla stessa Newcastle, altri da Birmingham, altri ancora da Manchester. C’è anche un tifoso con cappellino e felpa vintage della Roma, quella con lo sponsor Barilla: si capisce che è inglese, ma i suoi nonni venivano dall’Italia. Lui, nonostante tutto, tiferà Italia. Ed è già bello così. La partita, buon per noi, scorre facile e veloce, gli azzurri vincono (quasi) senza patemi grazie ad una prova corale e alla fine è festa grande.



Ed è a questo punto che scopriamo le storie di chi c’era. Quella di Daniele, from Birmingham. Che cerca un biglietto vip, ma sono tutti esauriti, poi scopre che esiste, ben nascosta nel sito, una opzione per i tifosi italiani. Biglietti ridotti e nella zona della panchina italiana. “Realizzo che il campo è quello in cui di solito giochiamo quando vado in trasferta con i ragazzi che alleno. 2800 persone capienza massima. Sarò a 5 metri dalla panchina, anche perché a 6 sarei seduto fuori, come mi hanno scritto in un commento”, racconta. È accompagnato dalla figlia, che di basket ne capisce il minimo sindacale. Il viaggio è lungo, quasi quattro ore sotto la pioggia. Poi l’arrivo, il parcheggio a cinque minuti dall’Arena e la sistemazione dietro la panchina. A fine partita, tutti a cercare una foto ricordo con Mannion, Veronesi, Spissu. “Menzione speciale per lui, menzione super speciale a Marco Ramondino e Luca Banchi. Al primo quando sono andato a salutarlo avevo detto che mi avrebbe fatto piacere stringere la mano a Banchi che come me ha un passato di oltre 15 anni a Livorno. Dopo un quarto d’ora, mi arriva a passo svelto Ramondino con Banchi sotto braccio che fa ‘Mi dice Marco che volevi salutarmi. A Banchi ricordo che a fine anni ‘80 ha allenato per un anno anche un mio ex compagno di squadra. Nome? (fa lui). Glielo dico e lui in mezzo secondo… sì, un ‘71. Ora, a meno che l’amico in questione fosse un fenomeno e non lo sapevo, o che abbia fatto rischiare il carcere a tutta la squadra, più probabile. Cioè, è normale che uno si ricordi uno juniores di 40 anni fa?”. La domanda del tifoso trova una facile riposta: con Banchi tutto diventa normale.

Altro giro, altro racconto. Quello di Vittorio, Antonio e Luca. Vivono a Manchester da circa dieci anni, il primo trasferito dalla Sicilia, gli altri due da Salerno. Luca è il più appassionato di basket del gruppo e proprio per sostenerlo, si decide di cogliere l’occasione per accompagnarlo alla partita a Newcastle. “È stata un’esperienza fantastica, era la prima volta che assistevo dal vivo a una partita della Nazionale – ci racconta Vittorio -. Siamo arrivati praticamente insieme al pullman della squadra, un’emozione incredibile. Abbiamo scambiato qualche parola con i giocatori e con lo staff, siamo riusciti a fare delle foto”. E aggiunge: “Al di là dello sport in sé, quando gioca la Nazionale, soprattutto all’estero, per noi viene prima di tutto l’orgoglio di tifare per l’Italia e per ciò che rappresenta quella maglia. È stata un’esperienza che ci porteremo dentro a lungo e che, personalmente, mi ha avvicinato ancora di più al basket”. Ecco, questo è proprio il concetto di amor di patria di cui parlavamo, prima di ogni cosa e oltre lo sport, qualsiasi esso sia.

Lasciamo Newcastle per Livorno. Dal mare del Nord al Mar Tirreno. Da un impianto piccolino al Modigliani Forum, anche qui tutto esaurito, ma qui si parla di otto mila spettatori. Arrivano da tutta la Toscana, da Reggio Emilia, da Brescia, dalle Marche e chissà quanti altri ne stiamo dimenticando. “Voglio ringraziare Livorno, la città ha percepito la Nazionale come un evento e ci ha fatto sentire passione e calore – ha detto Luca Banchi nel post partita -. Sono orgoglioso di Livorno per i miei 13 anni qui ma anche per il supporto che ci ha assicurato tutta la Toscana”. Gli ha fatto eco Pippo Ricci: “È bello vivere partite così, non bisogna mai darlo per scontato. Facciamo delle vite in cui giriamo tre-quattro volte a settimana, in una continua rincorsa a migliorare. Vivere un’atmosfera così, condividere questa maglia con questi ragazzi e con questo pubblico: non c’è niente di più bello”. Il secondo turno di qualificazione, quasi certamente contro Turchia, Bosnia e Erzegovina e Serbia, è ad un passo. Con questo sostegno fuori dal campo sarà tutto più facile. L’Italia chiamò e continuerà a chiamare.

Marino Petrelli