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Le Giovanili Azzurre: dalla gioia di Ferrari alle lacrime di Diagne, 42 giorni indimenticabili!

25 Agosto 2025

Partiamo dai numeri? Partiamo dai numeri. Sei Europei Giovanili, 70 tra Azzurri e Azzurre scesi/e in campo (doppio impegno solo per Francesca Baldassarre e Isabel Hassan), 54 giorni complessivi di competizione, 8.425 minuti giocati, 42 partite di cui 29 vinte, 3.162 punti messi a referto, 704 assist e 163 stoppate.

Ah già, anche tre medaglie di cui una d’Oro, quella vinta dall’Under 20 Maschile a Heraklion. E poi i Bronzi al collo dell’Under 20 Femminile a Matosinhos e dell’U18 Maschile a Belgrado. Tutte le Nazionali dentro alle prime sei della loro competizione.

Rimanendo in mezzo ai numeri e ipotizzando un Ranking empirico in attesa di quello ufficiale FIBA che analizza i risultati degli ultimi due anni e solo la fascia di età 16-19, il risultato è più che lusinghiero.

La Maschile chiude il 2025, partendo dalla U20 a scendere, con i piazzamenti 1-3-4 per un totale di 8. Ci segue la Francia a 10 (3+2+5), la Serbia sempre a 10 (4+5+1) e poi Lituania a 13 (2+9+2) e la Spagna a 17 (8+1+8).

Seguendo lo stesso schema, le Azzurre hanno totalizzato 15 (3+6+6), la Spagna dominatrice assoluta della stagione 3 (1+1+1) e la Francia 23, penalizzata soprattuto dall’inatteso tredicesimo posto dell’U20 (13+3+7). Più indietro le altre, perché realtà come ad esempio la Finlandia hanno alternato un exploit (Argento con l’Under 18) con piazzamenti nelle retrovie o addirittura con la partecipazione alla Division B.

Ma l’estate più scintillante della storia del basket italiano a livello Giovanile, senza dimenticare lo splendido primo posto ottenuto dall’Under 15 Maschile di coach Nocera al Torneo dell’Amicizia di Voiron, non si spiega solo con i numeri.

Negli occhi ci rimangono in un unico flashback che racconta 42 giorni di passione, gli stepback di Francesco Ferrari e le lacrime di Aisha Diagne. Due facce della stessa identica Medaglia, che per una volta è Azzurra e non di metallo pregiato. In mezzo tanti sorrisi, troppi infortuni, rimonte insensate, buzzer beater inspiegabili se non fossero incorniciati in un’estate che come cantava qualcuno… “vorremmo potesse non finire mai“.

La archiviamo con tre medaglie al collo, una qualificazione al Mondiale e qualche rimpianto più che giustificato per qualcosa che poteva essere e non è stato. La archiviamo, al di là dei risultati, con l’orgoglio di chi, da YouTube o da bordo campo, ha sempre visto le facce giuste tra Squadre e Staff, il body-language che distingue le squadre Senior e di alto livello. Al punto da meritare sempre l’onore delle armi a fine partita, non importa se sul volto dei nostri e delle nostre campeggiasse un sorriso o una lacrima. Un lavoro certosino e tutt’altro che casuale, che parte da lontano e che vuole lasciare un’impronta precisa su chi vive il privilegio di vivere l’Azzurro.

Un omaggio, questo, che deve gratificare chi con questi atleti/e ci lavora 300 giorni all’anno, l’estate più bella del basket italiano deve essere vissuta con soddisfazione da tutte le componenti (giocatori, dirigenti, tecnici, staff al seguito, arbitri, ufficiali di campo).

Medaglie e Gioie diffuse, dedicate a chi è stato tagliato/a l’ultimo giorno prima della partenza per l’Europeo, a chi ha esultato con le stampelle dalla panchina, a chi ha lavorato tutto l’anno per esserci e poi non ce l’ha fatta, a chi ha sostenuto Azzurri e Azzurre nei (rari) momenti di buio.

Francesco Ferrari che impazzisce di gioia a Heraklion al termine della Finale.
Aisha Diagne che non riesce a smettere di piangere a Pitesti.

Istantanee diverse, lontane nel tempo. Ma che raccontano allo stesso modo l’orgoglio infinito di indossare quella Maglia.

In mezzo, 42 giorni che non dimenticheremo mai.

Grazie Azzurre. Grazie Azzurri.