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Stories Under 16 maschile

Under 16M, domani gli Ottavi a Tbilisi con la Germania: alla scoperta degli Azzurri

11 Agosto 2025

La convincente vittoria sulla Grecia ha permesso alla Nazionale Under 16 di chiudere al secondo posto il girone di qualificazione nell’Europeo di Tbilisi. In attesa dell’ottavo di finale in programma domani con la Germania (ore 11.30) conosciamo la seconda parte del roster a disposizione di coach Giuseppe Mangone.

L’ENTUSIASMO DEI DEBUTTANTI: NICOLO’ RONCI E FILIPPO PAPALE
La prima convocazione assoluta in Nazionale – con relativo esordio in amichevole contro la Croazia – per Nicolò Ronci e Filippo Papale è arrivata nel raduno di Caorle a metà Aprile. Il tempo necessario per prendere confidenza con l’Azzurro e tuffarsi, neanche quattro mesi dopo, nel debutto Europeo in Georgia: “La convocazione per Caorle è arrivata mentre ero al mare con i miei amici visto che a Rimini ad inizio Aprile il clima era già caldo, ero davvero emozionato, ma sin da subito mi sono integrato benissimo con tutto il gruppo, stringendo dei rapporti che a Bassano si sono ulteriormente intensificati”, esordisce Nicolò, che di quel test di preparazione con la Croazia è stato miglior realizzatore proprio come all’esordio nel Torneo Internazionale poi vinto in Veneto. “L’emozione è stata “pazzesca”, ma ho cercato di farmi trovare pronto e sono rimasto soddisfatto delle partite, nonostante a Bassano si percepisse fosse già un torneo ufficiale e non più una semplice amichevole”, prosegue l’atleta romagnolo, che nel ritiro veneto ha potuto festeggiare anche il suo sedicesimo compleanno: ”Andare al fiume per fare lavoro di scarico con il preparatore nel giorno in cui c’era solo un allenamento è stato un momento in cui abbiamo potuto continuare ad allenarci, ma in una maniera differente da quella tradizionale e dopo la seconda amichevole contro la Germania, al ritorno in hotel ho trovato la torta di compleanno per festeggiare con compagni e staff”.

Al pari dell’amico e compagno Mattia Ruggeri, Nicolò è cresciuto nell’ambito del progetto Insegnare Basket Rimini ed ha seguito con calore e passione le varie tappe della rinascita del basket cittadino dalla C fino alla finale per la promozione nella massima serie: Mi piace e stimola moltissimo andare al Flaminio per le partite casalinghe sin dalla vittoria del campionato di C, c’è un po’ di rammarico per aver perso 3-0 la finale con Cantù, ma la squadra non ha mai mollato e le partite sono state sempre equilibrate e decise solo alla fine – racconta il giocatore romagnolo – Pierpaolo Marini ne è stato uno dei simboli, ma anche Alessandro Scarponi ha dato dimostrazione del suo talento, nonostante la giovane età: mi emoziona tanto il calore dei tifosi e sarebbe un sogno esordire su quel parquet con la maglia biancorossa”. Un legame forte e radicato con le origini, che come nel caso di Ruggeri si riflette anche nello sport, con i due Azzurrini già capaci di portare la loro squadra tra le prime otto d’Italia nel 2024:”Credo sia ancora più emozionante raggiungere dei risultati con la squadra del cuore e nella città in cui sei nato, dobbiamo ringraziare i tecnici e membri dello staff della nostra società, gli allenamenti tecnici e fisici, di mattina presto o la sera tardi dopo aver terminato di studiare, ci hanno permesso di arrivare alle Finali Nazionali e ad esempio battere nel girone Lanciano, che poi ha chiuso terza”.
Una finale in cui, nello spareggio incrociato seconde – terze dei gironi di qualificazione, Ronci e compagni misero fine all’avventura di Filippo Papale e la Real Sebastiani Rieti, giunta alla settimana tricolore per il secondo anno consecutivo. Fu l’ultima partita con la squadra della sua città per il playmaker sabino, prima di trasferirsi ad Ancona e proseguire nel suo percorso di crescita con la canotta della Stamura: ”Ero molto deciso a compiere questo passo sin da quando sono terminate quelle Finali, perché consapevole che fosse uno step necessario nel mio cammino. Credo che per crescere sia imprescindibile – racconta Filippo – allenarsi tutti i giorni con gente forte e far parte di una squadra competitiva, nella quale misurarsi costantemente con un livello superiore di difficoltà, anche a costo di compiere sacrifici personali fuori dal campo: vivere a distanza dai genitori aiuta a diventare più responsabili anche nelle situazioni più comuni”. Le prestazioni con la squadra dorica, condite anche dall’esordio in Serie C, hanno tenuto puntati i riflettori su Papale, aprendogli anche le porte della Nazionale: ”La chiamata ovviamente mi ha reso molto felice, ma quando l’ho ricevuta mi sono subito posto come obiettivo quello di voler essere anche nel gruppo che si sarebbe giocato un posto per venire all’Europeo. Siamo in Nazionale e mi aspettavo gli allenamenti avessero questo grado di durezza e difficoltà, ma con i compagni riusciamo sempre a divertirci insieme”, conclude il folletto reatino, che, tiene fede alla sua corporatura esile e scattante anche nello scegliere i giocatori cui ispirarsi: ”Isaiah Thomas e in campo europeo TJ Shorts, perché pur essendo “piccoletti”, sono riusciti lo stesso ad imporre il loro stile di gioco”.

GLI DEI DEL BASKET E GLI SCHERZI DEL DESTINO: MARCO MILAZZO E SIMONE VENTURA
Se nasci fortitudino e diventi un giocatore della Virtus o i tuoi genitori ti danno il nome in onore di un atleta di Varese e tu approdi a Cantù vuol dire che gli dei del basket si siano divertiti a giocare col tuo destino. E’ la curiosa storia di due degli Azzurrini impegnati nell’Europeo di Tbilisi: Marco Milazzo e Simone Ventura.
Marco nasce a Castel San Pietro, si trasferisce per la prima parte della trafila giovanile alla BSL San Lazzaro e vi rimane fino all’Under 15, prima di approdare in Virtus. La prima stagione in bianconero si è chiusa con lo spareggio Under 17 perso nelle Finali Nazionali di Chiusi contro l’Aquila Trento Campione d’Italia e ha modificato sensibilmente le priorità e stile di vita dell’esterno emiliano: ”L’organizzazione, soprattutto negli ultimi due anni, è stata la chiave per riuscire a combinare scuola e sport, gli allenamenti sono per forza di cosa diventati più lunghi ed intensi, per questo ho deciso anche di cambiare scuola e trasferirmi a Bologna, ma essere rimasto vicino alla famiglia ed agli amici mi facilita senz’altro il compito resto fuori dalla mattina quando prendo il treno per andare a scuola fino alla sera per il rientro a casa e trascorro la maggior parte del tempo tra scuola e allenamenti, ma la mia autogestione si è sviluppata molto ed è un aspetto sotto il quale mi sento cresciuto e felice”.

La convocazione per l’Europeo premia una stagione positiva per Milazzo e rappresenta il ritorno in Azzurro per un atleta che aveva esordito nel Torneo di Iscar a Dicembre dello scorso anno:La Nazionale è un’emozione che non si prova spesso, per cui anche se ci vengono richiesti quotidianamente intensità ed un alto livello fisico e mentale, si affronta tutto con molta felicità ed io spero di dare il mio contributo anche all’Europeo potranno esserci dei momenti meno semplici, ma fuori dal campo siamo un gruppo unito e questo servirà ad aiutarci l’un l’altro e superare le difficoltà che inevitabilmente incontreremo”. Il giocatore bianconero si sofferma poi sulla passione con cui si percepisce il basket ad ogni livello sotto le Due Torri e non nasconde la sua fede fortitudina: ”Nel tempo libero guardo tanto basket soprattutto ora che gioco con la Virtus, a Bologna la pallacanestro si vive con trasporto e calore da ambo i lati, ogni partita vinta fa gioire i tifosi e mi affascina molto l’aspetto mentale con cui si viene a giocare in trasferta al PalaDozza: il tifo è il sesto uomo in campo, rende molto più difficile uscirne con i due punti e riuscirci assume sempre il sapore dell’impresa”.

Se sul ritorno in Serie A di Cantù c’è la firma di un giocatore nato a Varese, Matteo Piccoli, sul quasi scudetto Under 17 del Progetto Giovani Il timbro di un atleta nato da genitori di chiaro sangue biancorosso: Mi hanno chiamato Simone in onore di uno dei loro beniamini di un tempo, Simone Cotani, ma quando il nostro coach Lele Napoli da Desio è passato alla PGC, noi lo abbiamo seguito in gruppo per poter continuare a giocare per lui”, spiega Simone Ventura, che tifa Varese ma sfrutta la vicinanza con il PalaBancoDesio per vedere giocare i brianzoli ogni qual volta ce ne sia la possibilità, fino alla partita decisiva per il ritorno nella massima serie: ”Il livello della A2 è stato molto interessante, il calore del tifo canturino ha reso l’ambiente sempre incredibile e mi ha trasmesso l’emozione e la tensione percepita nelle gara più importanti: ho visto tutte le sfide finali e siamo scesi in campo a festeggiare con i giocatori la vittoria del campionato, un’emozione unica”.
Un traguardo che Simone e i suoi compagni hanno sfiorato nel loro campionato Under 17 d’Eccellenza, nella cui finale per il titolo con Trento i 19 punti e 8 rimbalzi dell’esterno Azzurro hanno trascinato la PGC ad un passio dal tricolore: ”La finale persa contro una squadra che avevamo battuto nel girone ci lascia senz’altro l’amaro in bocca, forse abbiamo sottovalutato inizialmente la sfida e pagato un po’ di tensione, ma anche quando siamo andati sotto nel punteggio non abbiamo mai mollato fino a rimontare ed andare in vantaggio per alcuni minuti, il risultato è frutto dei legami che abbiamo costruito fuori dal campo, giocando tanto tempo insieme e restando a lungo nella stessa società, un fattore che si riflette in maniera determinante anche sul parquet”. Un collettivo che si è plasmato anche nel ritiro di Bassano, unendo la serietà degli allenamenti con la leggerezza di alcuni momenti vissuti fuori dal parquet: ”Mi ha davvero colpito la capacità di saper distinguere e gestire i momenti, passare dalla serietà e disciplina di quando ci si allena, dove lo staff è giustamente duro e determinato, alla simpatia e l’aria amichevole che si respira fuori dal campo, che si tratti di fare lavoro di scarico in riva al fiume o uscire insieme a prendere un gelato: si creano dei legami che ci aiutano ad essere più uniti”.
La convocazione per l’Europeo è giunta per Simone a pochi mesi dalla primissima e forse non così attesa chiamata per il raduno primaverile di Caorle: ”L’allenamento quel giorno era andato abbastanza male e questa notizia mi ha tirato su di morale, ero entusiasta di vedere premiati i tanti allenamenti fatti, ho legato molto velocemente con i compagni, ma ne ho percepito subito anche il livello alto e competitivo, con cui sono riuscito gradualmente a prendere confidenza”, racconta Ventura, che con i 17 punti segnati all’esordio in amichevole con la Croazia non sembra aver patito troppo l’emozione palpabile provata invece nel pregara: ”Sull’inno non sapevo davvero come comportarmi, ho cercato di guardare il meno possibile gli spalti, poi è iniziata la partita e ho provato a concentrarmi solo sul gioco. Leggere Italia sulla maglia mette un po’ i brividi e sapere di poter indossare adesso quella “ufficiale” mi fa giocare anche per chi non potrà farlo insieme a noi”.

Fuori dal parquet, invece, la scelta è per una passione molto più tranquilla e rilassante: ”Quando sono libero ne approfitto sempre per disegnare un po’: non ho mai frequentato corsi speciali, ma ho sempre avuto una buona mano, farlo mi diverte e libera la mente dai pensieri e dallo stress ad esempio di una interrogazione”.  

VINCERE IL TORNEO DELL’AMICIZIA 15 ANNI DOPO: MATTIA SGUAZZIN E FARID COMPAORE

Il Torneo dell’Amicizia – quadrangolare itinerante riservato agli Under 15 che coinvolge Italia, Francia, Grecia e Spagna – non si tingeva d’azzurro dal 2010, ovvero l’anno di nascita dei protagonisti del trionfo di Voiron (Francia). Il titolo arricchisce un’Estate che per Mattia Sguazzin e Farid Compaore si era già aperta con il secondo scudetto consecutivo nella categoria Under 15 e dopo aver contribuito al successo della Nazionale di coach Nocera, i due atleti in forza alla EA7 Milano si sono uniti ai compagni di un anno più grandi nel raduno di Bassano per poi entrare nella squadra che sta giocando gli Europei in Georgia.

La lunghezza e l’intensità degli allenamenti si è alzata ulteriormente rispetto all’Under 15, siamo arrivati qui motivati a mille dalla vittoria nel Torneo dell’Amicizia e pronti a giocarci la chance di partecipare all’Europeo: partecipare sotto età di un anno ci aiuterà a scoprirlo in anticipo ed arrivare ancor più pronti a quello del 2026”, è il primo commento simultaneo dei due compagni di squadra e di Nazionale, che tornano sullo storico primo posto ottenuto in Francia: “Dopo tanti giorni di raduno non vedevamo l’ora di andare a giocare, ben sapendo che da soli non saremmo andati da nessuna parte. Forse non eravamo fisicamente possenti come i francesi, tatticamente così strutturati come gli spagnoli o individualmente forti come i greci – commenta Sguazzin – ma il lavoro dello staff tecnico ci ha permesso di sopperire a questi aspetti e trasmetterci la consapevolezza che le nostre chance di vittoria sarebbero passate attraverso il sacrificio nella metà campo difensiva”, prosegue l’mvp delle ultime Finali Nazionali. Vinto il Torneo matematicamente già al secondo giorno, c’era tuttavia un ultimo obiettivo ancora da raggiungere: ”Il messaggio che coach Nocera avrebbe voluto inviare a tutta Europa era chiaro: rimanere imbattuti. Avevamo sconfitto due volte in amichevole la Polonia, vinto matematicamente il Torneo già dopo due partite, ma desideravamo terminare senza sconfitte, anche perché giocavamo per l’Italia e non onorare l’ultima partita sarebbe stato un comportamento inadeguato alla maglia indossata”.

Abbiamo affrontato ogni partita con più fame e più energia degli avversari, questo ci ha permesso di recuperare ad esempio il -10 di metà gara con la Spagna – aggiunge Compaore – e di acquisire ancora più voglia e desiderio di provare a vincere questo Torneo”. Una stagione d’oro, che accresce ancor di più, in vista della prossima stagione, l’obiettivo di tornare a competere per l’unico traguardo sfuggito durante l’anno, la qualificazione alle Finali Nazionali Under 17: ”Sappiamo di non avercela fatta, la sconfitta con Tortona ci ha spinto almeno a concentrare gli sforzi sul bis con l’Under 15 – prosegue Farid – ma questo ci darà ulteriore motivazione e stimolo a riprovarci e fare meglio anche nel prossimo campionato”.
Una cenno, tuttavia, è altrettanto giusto spenderlo anche per la conferma del titolo Under 15, categoria nella quale Milano era la favorita dichiarata, ma come dodici mesi prima con Trento il break era arrivato solo nei cinque minuti finali, anche nella Finale di Agropoli la EA7 è riuscita ad allungare definitivamente sono nel finale di terzo quarto: ”E’ una bella soddisfazione tenere fede alle aspettative e dimostrare di esserci riusciti anche a chi nel corso della stagione non credeva potessimo farcela – riprende Sguazzin – sarebbe stato triste non ripetere la vittoria di Anagni, ricordo ancora il ritorno in pullman a notte fonda e la possibilità di festeggiare con la Coppa fino a tardi, visto che anche la scuola ormai era finita”.

Lo scudetto fa il paio con il bis concesso dall’Under 19 nelle Finali di Roma e connette idealmente i giovani atleti dell’Olimpia con i compagni più grandi, che dopo aver completato con successo il percorso giovanile, sono ora pronti a spiccare il volo verso il mondo dei senior: ”Abbiamo chiamato Diego Garavaglia, perché anche il loro cammino verso l’argento europeo di due anni fa era passato qui dal ritiro di Bassano – racconta Compaore – ci aiuta molto il confronto con loro, ho vissuto con Luigi Suigo e questo mi ha permesso di parlare spesso con lui e stringere un rapporto davvero particolare”.

Abbiamo guardato le loro Finali e pur essendoci allenati insieme solo 4/5 volte, sono sempre stati disponibili ed aperti al dialogo con noi, interessandosi alle nostre vicende – conclude Mattia – Diego ci tratta come se fosse uno nostro fratello maggiore, abbiamo frequentato anche la stessa scuola, è molto spontaneo e non usa mezzi termini se ha da dirci qualcosa”.

Donatello Viggiano

Photo FIBA/Mr. Hoop