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2025 Azzurro: 30 anni dopo Brno, la Nazionale Femminile torna sul podio
Europeo di Brno 1995, trent’anni. Sono trent’anni che l’ItalBasket Donne non arriva in finale ad un Europeo. Sono trent’anni che l’ItalBasket Donne non arriva sul podio. Sono trent’anni che l’ItalBasket Donne non va in semifinale. Sono trent’anni che eccetera eccetera. Insomma un’eternità, un periodo che pare infinito, una lunga sequenza di risultati non positivi e talvolta al di sotto delle attese. Ma questa volta sembra tutto diverso, con la spinta di Bologna e del girone questa volta sembra davvero che ci sia spazio per sognare. Questa Italia ha qualcosa di speciale dentro, non vede ostacoli ma opportunità, non molla mai.
Si gioca al Pireo, Peace and Friendship Stadium, casa dell’Olympiacos. La prima avversaria è la Turchia. “Non possiamo assolutamente accettare il loro gioco fisico” dice alla vigilia Andrea Capobianco e ogni riferimento a Teaira McCowan è assolutamente voluto. Passerà tutto dalla nostra difesa, lo sappiamo, e per chiarire il concetto alle turche la prima azione è una stoppata di Cocca Verona su una penetrazione Olcay Cakir. Le azzurre prendono un minimo vantaggio e con Jasmine Keys protagonista lo portano fino al termine del primo quarto. La difesa è aggressiva come sempre ma l’attacco inizia a picchiare in testa, il tiro da oltre l’arco non entra quasi mai e inevitabilmente la Turchia rientra e mette pure la testa avanti prima di tornare nello spogliatoio. Bisogna stringere i denti, soprattutto perché in avvio di ripresa finiamo a -9 che in una partita a basso punteggio ha un peso specifico diverso. La risposta è fragorosa: Cecilia Zandalasini e Lorela Cubaj guidano un 17-4 di parziale che ci rimette prepotentemente in partita.
La partita è un equilibrio sottile, una piuma che spinta dal vento si sposta da una parte e dall’altra senza far capire dove possa poggiarsi. Ad un minuto dalla fine siamo sul +3, poi +1, poi ancora +3, poi +2 e a 5 secondi dalla fine Keys butta via la rimessa; Zandalasini la consola, le altre compagne pure ma sulla sirena Uzun segna il canestro della parità che manda tutte all’overtime. È una mazzata ma non c’è tempo per ragionarci su, bisogna rimboccarsi le maniche e dare tutto nei successivi cinque minuti. Le mani però sono ghiacciate da entrambe le parti, per due minuti e mezzo non segna nessuno. Poi Lorela Cubaj tira fuori il meglio del suo repertorio offensivo, Cecilia Zandalasini dipinge un quadro nel pitturato e siamo +2. A 16 secondi dalla fine serve la miglior difesa possibile e anche qualcosa di più: detto, fatto. La Turchia non segna, la palla muore nelle mani di Francesca Pan, siamo in semifinale.
Quando suona la sirena del terzo quarto della semifinale, il Belgio è avanti di 14 ed è in totale controllo delle operazioni. Le azzurre hanno giocato un ottimo primo tempo, fatto di grinta e di coraggio, di letture e di rimbalzi strappati. Ma le Red Cats sono campionesse in carica, sono le favorite, hanno Sua Altezza Emma Meesseman, hanno Julie Vanloo in serata di grazia, quando decidono di difendere per l’Italia si fa buio. Un primo parziale di 11-1 a chiusura del secondo quarto segna il tracciato, il terzo periodo è complicatissimo.
Ma se c’è una squadra che ha già dimostrato con i fatti di non avere la benché minima intenzione di mollare anche contro ogni evidenza, beh quella è l’ItalBasket. Capobianco si gioca la carta Martina Fassina, fino a questo momento utilizzata con il contagocce, e l’effetto è devastante: due triple di fila della reyerina ci danno una carica di adrenalina pazzesca. Tra recuperi, difese, sportellate e canestri di Pan, Cubaj e Zandalasini piazziamo un clamoroso, inatteso, bellissimo 17-0 che a 3 minuti dalla fine ci fa mettere la testa avanti. Il Belgio è alle corde ma reagisce aggrappandosi ovviamente a Meesseman, ma Fassina è indemoniata: recupera un pallone, si fa tutto il campo e segna il +2 a 26 secondi dalla fine. Ce la giochiamo con la nostra arma migliore, la nostra difesa. E infatti difendiamo bene, complichiamo la vita alle belghe che devono andare a prendersi un tiro dall’angolo con Antonia Delaere, fin qui 1 su 14 dall’arco in tutto l’Europeo. Il basket però sa essere beffardo e maledetto come pochi: la tripla entra e siamo sotto. Beffa per beffa, il tiro successivo di Verona è costruito come meglio non si potrebbe ma lo sdeng che risuona nel palazzetto è un fendente dritto al cuore.
Vince il Belgio, Azzurre in lacrime, ripartire non è semplice ma non ci sono alternative: rialzarsi e lottare ancora perché c’è una medaglia che ci aspetta.
Quarantott’ore dopo l’amaro finale con il Belgio, c’è la Francia tra noi e il bronzo. Il lavoro mentale del gruppo è stato enorme, resettare e rimettersi in carreggiata è stata probabilmente la cosa più difficile da fare. Ma allo stesso tempo la più facile, perché il terreno era fertile, lo era sin dal 17 maggio primo giorno di raduno a Roma. E la partenza è di quelle giuste, senza timori, senza paure, senza fantasmi. Primo tempo equilibrato, proviamo a scappare ma le transalpine, deluse come e più di noi, ci riprendono sempre. Andiamo anche sul +12 nel terzo quarto ma ancora una volta la Francia torna alle calcagna: deve fare sforzi enormi però per segnare perché la difesa, la nostra santa difesa, è tentacolare. Tutte danno una mano, tutte aiutano, tutte sono utili. Zandalasini, André e Keys confezionano il 7-0 che spezza definitivamente la resistenza avversaria e ci apre un’autostrada.
L’ultimo possesso è quello che racconta tutta la partita e tutto l’Europeo. Cubaj ha appena segnato con un jumper il +15 che ha sigillato il risultato tornando in difesa con le lacrime agli occhi, lacrime di gioia non come quelle della semifinale. Mancano pochi secondi e se le azzurre in panchina si abbracciano e festeggiano, quelle in campo continuano a difendere come assatanate. Pick and roll francese, la palla per Badiane viene divorata da Fassina che non vuole lasciare nemmeno le briciole alle avversarie. Finisce in gloria, finisce come è giusto che finisca.
E per concludere in bellezza Cecilia Zandalasini nel miglior quintetto del torneo e Andrea Capobianco miglior allenatore. Un trionfo di squadra sublimato dai due premi individuali.
Era vero allora, stavolta è stato tutto diverso. Abbiamo sognato, abbiamo vinto. È un Bronzo eterno.
Dario Ronzulli